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Vimodrone, la Fondazione Milan va in gol con i ragazzi di Kayros

Studio Associato MSC - Treviso

Fondazione Milan Sport for ChangeIl primo importante, prezioso, stupendo gol firmato dalla Fondazione Milan e dai ragazzi della Comunità Kayros è andato in rete a Vimodrone. Entusiasmo, passione e rispetto. Sono questi i valori da cui partire, parola di Franco Baresi. Lo storico capitano del Milan che ha presentato Sport For Change, il programma promosso da Fondazione Milan per combattere la dispersione scolastica e i comportamenti devianti nei ragazzi tra i 12 e 24 anni; lo ha fatto durante l’incontro che si è tenuto a Vimodrone, uno dei tre nuovi presìdi attivi su Milano. Con capitan Baresi, Antonello Bolis, coordinatore dell’equipe psicopedagogica milanista, il responsabile della Fondazione Milan Rocco Giorgianni, la segretaria generale Elisabetta Ubertini. In mezzo ai suoi ragazzi, lui, il capitano don Claudio Burgio con gli educatori, con la sua squadra di volontari che grazie alla musica, alla cultura, ed ora con il calcio, in questa struttura composta da due comunità e due appartamenti, ridanno speranza, la certezza di “potersi rialzare” a giovani che purtroppo hanno già conosciuto dure e amare sconfitte.

Voluta dai vertici del Milan, sostenuta direttamente da Silvio Berlusconi e Adriano Galliani, presieduta da Barbara Berlusconi, in questi anni la Fondazione ha visto collaborare i grandi nomi del Milan “stellato”, Paolo Maldini in testa.

“Una realtà – dice Rocco Giorgianni – nata 13 anni fa che regala a centinaia di ragazzi entusiasmo, grinta, motivazione in sei “scuole” , con il logo rossonero, nelle periferie, quella difficile di Milano, ma anche di Napoli e Roma. Finalità del progetto – incalza Giorgianni – è quella di recuperare attraverso l’inclusione ragazzi che sono alle prese con i disagi più differenti,  sovente con conti aperti con la legge. Il programma di Fondazione Milan è di regalare un futuro migliore, attraverso lo sport, con le sue regole e i suoi valori, i rapporti con i compagni a chi  oggi è in difficoltà e cerca una nuova strada”.

Fondazione che con il  calcio regala ai ragazzi l’opportunità di proseguire gli studi, agli stranieri di imparare l’italiano. “Con questa realtà – aggiunge Elisabetta Ubertini – siamo presenti anche in alcuni paesi esteri accanto all’UHNR, l’agenzia delle Nazioni Unite, in particolare in Libano, operando con le forze armate Italiane in progetti per favorire la crescita attraverso lo sport”.

Don Burgio ringraziando il Milan, ha ricordato la “mission” di Kayros: “Qui ci sono ragazzi, alcuni che arrivano dalla Brianza, che stanno facendo percorsi di recupero, molti che arrivano dal tribunale minorile, che in 2,3,4 anni cercano di ritrovare la dignità perduta, di riappacificarsi con un mondo che forse non li ha compresi. Non sono ragazzi cattivi, vanno solo aiutati. A calcio, giochiamo con una squadra a 7 nel campionato “open” del Csi. L’abbinamento con il Milan, che coinvolgerà 21 ragazzi dai 15 ai 18 anni che saranno impegnati in attività sportive due volte la settimana e in laboratori di formazione professionali durante tutta la stagione, fino a luglio 2017, ci regala nuovi orizzonti”.

Poi è stato il momento del grande Franco Baresi, che ha rivissuto fatti più o meno belli della sua carriera, sottoponendosi ad oltre un’ora di mitraglianti domande attraverso le quali ha ripercorso la sua vita al di la dello sport.

“A volte possiamo sbagliare – ha ricordato Baresi – ma c’è sempre qualcuno che ci può aiutare. Per raggiungere un obiettivo ci vogliono forti motivazioni. Lo sport aiuta moltissimo, perché richiede il rispetto delle regole, educa al dialogo, a saper comprendere l’altro”. Ai ragazzi che gli hanno chiesto della sua carriera sportiva ha raccontato senza segreti i due decenni di attività agonistica, a partire dalle prime gare in oratorio, ai trionfi rossoneri, a quelli della nazionale. “Ed è importante – ha concluso – che il Milan, con la sua fondazione, abbia voluto essere vicini a voi, per ricordarvi che tutti possiamo raggiungere obiettivi che oggi possono apparire impossibili”.  

Pierfranco Redaelli

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