
Panorama sulle splendide colline dell’Oltrepò dal Castello Dal Verme di Zavattarello dove da poco ha aperto il ristorante delle Scuderie
Nella bella stagione e in autunno nel pieno della vendemmia, una gita nell’Oltrepò Pavese è sempre d’obbligo. Tra le tante mete possibili, questa volta, ne segnaliamo due, piacevolissime, ad una ventina di chilometri l’una dall’altra, che abbiamo avuto modo di testare recentemente, con un’altrettanto validissima sosta, lungo il tragitto, alle cantine Torti di Montecalvo Versiggia. Si tratta della Locanda Montescano, situata nell’omonimo paesino, al confine con Santa Maria La Versa e a qualche chilometro da Stradella ed il Castello Dal Verme di Zavattarello, nel cuore delle colline pavesi verso Varzi e il Monte Penice.
Per chi desidera soggiornare in completo relax ed apprezzare la buona tavola, all’insegna della genuinità, la Locanda Montescano è il luogo ideale. La struttura si trova in un delizioso borgo adagiato su un colle dell’Oltrepò Pavese, immersa tra i vigneti, per i quali la zona è famosa fin dai tempi lontani.
L’atmosfera rilassata, l’ambiente accogliente e la calda ospitalità sono perfette per trascorrere piacevoli ore, inebriandosi dei profumi, sapori e colori di queste colline incantate. La cucina, curata personalmente dal titolare, Giuseppe Terno, affermato chef pavese con innumerevoli giornate d’insegnamento della tecnologia e preparazione alimentare in qualificate scuole, ricercatore tecnologo comportamentale nella biologia dell’alimento con qualche apparizione anche in programmi televisivi di successo, è il punto di forza della Locanda Montescano.


A tal proposito, merita una visita l’Azienda Agricola Torti (www.tortiwine.com), in frazione Castelrotto, a pochi minuti di macchina dalla Locanda Montescano. La storia di questi tenimenti, con cantine che sembrano gioiellerie, è strettamente legata a quella del territorio. Montecalvo Versiggia è un piccolo comune dell’Oltrepò Pavese che si estende su una superficie di 1.116 ettari, con colline che passano da 479 a 175 metri di altitudine e sono da sempre il terreno ideale per la coltivazione della vite. Un documento del 1723 attesta che a quel tempo erano coltivate, per la produzione dell’uva, 85 pertiche (corrispondente a 654 mq.).
La coltivazione della vite è andata via via espandendosi col passare degli anni. Ad inizio del secolo scorso i vigneti nella zona coprivano il 34% della superficie coltivata, mentre oggi ne costituiscono l’80%. Il terreno è 
A fare da padrona di casa Patrizia Torti, seguita passo passo dal padre Dino. Insieme ci presentano l’azienda e soprattutto la cantina riaperta dopo l’alluvione di qualche anno fa. Inutile aggiungere che ci fanno degustare alcuni vini della propria produzione DOC e DOCG nel segno del loro slogan “l’eleganza del vino”. Tra i vini bianchi spicca certamente un Pinot Nero vinificato in Bianco D.O.C. O.P.; tra gli spumanti brilla il perlage dei Metodo Martinotti con con il Casaleggio Brut e Rosè e poi il Cruasè Metodo Classico; tra i rossi ovviamente il padrone di casa Pinot Nero, poi Barbera e Bonarda, ferma e vivace; infine le “selezioni” dei classici Pinot Nero e Barbera, frutto dell’affinamento in barrique francesi, dedicate ai palati più esigenti.

Scorcio d’Oltrepò dalle Cantine Dino Torti
Lasciate le Cantine Torti, con il giusto brio e la felicità in corpo, dopo una serie di curve in mezzo a splendide colline e ai vigneti e transitando nei pressi del laghetto della diga del Tidone, ci arrampichiamo verso il piccolo borgo medioevale di Zavattarello, che deve il suo nome all’attività che qui fu prevalente per secoli, quella dei ciabattini, o meglio dei confezionatori di ‘savatte’.
Fiore all’occhiello del paese, immerso in una natura incontaminata, in cui dominano pace e serenità, con il ricordo indelebile di uno stile di vita legato ai ritmi di un tempo lontano, è il castello, edificio titanico medioevale, fortezza inespugnabile, con una terrazza ed una torre dalle quali si gode un panorama mozzafiato del territorio circostante, ricco di verdi campagne, freschi boschi e colline con altri manieri.

Promesso sposo, come si usava allora, a Chiara Sforza, figlia del potente dominatore di Milano, Pietro decise, invece, di unirsi in matrimonio con la donna di cui era innamorato, Cecilia Del Maino e, solo dopo la morte di quest’ultima, alla donna scelta dai parenti. Chiara, che non aveva mai dimenticato il rifiuto subito in precedenza dal marito, uccise Pietro con un potente veleno, con l’appoggio dello zio, Lodovico il Moro, allettato dalla prospettiva di avere dei vantaggi economici dalla morte del Dal Verme. Era il 17 ottobre 1485. Qui finisce la storia ed inizia la leggenda. Sedie spostate, strani rumori, porte aperte misteriosamente, spartiti scomparsi durante i concerti, voci senza volto: su questi ed altri misteriosi episodi indagano da tempo i ricercatori del paranormale, che durante alcuni recenti sopralluoghi hanno potuto anche registrare spezzoni di frasi da brivido e tra queste, udibile in mezzo al fruscio dell’aria, un’inquietante domanda: “Chi siete?” rivolta dall’occulta presenza ai visitatori curiosi. Insomma, c’è proprio da rimanere a bocca aperta.

Per gli amanti della musica, infine, segnaliamo per sabato 18 luglio, con inizio alle ore 21.30, presso il campo sportivo comunale di Zavattarello, il concerto dello storico gruppo pop rock dei Nomadi, una fra le più longeve band sia a livello nazionale che internazionale, fondata nel 1963 dal tastierista Beppe Carletti e dal cantante Augusto Daolio, prematuramente scomparso.
Cico, Daniele, Massimo, Sergio, Cristiano e l’irriducibile Beppe allieteranno il pubblico pavese, in un ambiente per certi versi rimasto agli anni Sessanta, con il verde a far da ideale cornice, forti dei loro mitici pezzi ‘Io vagabondo’,’ Dio è morto’, ‘Canzone per un’amica’ e ‘Un pugno di sabbia’, all’insegna della denuncia e dell’impegno sociale, ma anche di tanto amore e sentimenti in genere.
Enzo Mauri




