
L’artista che ama la Molgora, e persino i suoi topi, è Steve Rudivelli, nato negli anni ’70 in un ospedale del vasto territorio chiamato da lui Brianza Texas. Per essere precisi Steve Rudivelli è un nome d’arte perché all’anagrafe fa Stefano Mattavelli, venuto alla luce in quel di Vimercate il 28 ottobre del 1971. Attualmente cittadino di Cavenago di Brianza. Rudivelli che c’azzecca? Il nome nasce dalla fusione del cognome materno “Rudisi” e paterno “Mattavelli”. Ed ecco fatto!

Abbandonati gli studi, gli anni seguenti sono i più difficili: l’impresa per cui lavora fallisce dopo poco tempo con l’arresto dei dirigenti. Rudivelli si trova con le mani nelle mani, il lavoro manca, la crisi economica gli impedisce di trovarsi un’occupazione fissa. Ma è il rock’n’roll a salvargli la vita.
La strada, i bar, le donne, i guai con la legge gli danno l’ispirazione per raccontarsi con quattro accordi e un’armonica. Nei parcheggi, tra i tavoli dei pub e tra la gente comune diventa una leggenda popolare. Raccolta una manciata di canzoni, auto produce il suo primo CD nel 1998, “Ladri e Rose” radunando in studio i suoi amici di rock’n’roll della Brianza Texas e altri musicisti. Quel cd è un sunto del suo vissuto: la rabbia, i sogni, la frustrazione del vivere in quella provincia a metà tra la campagna e la periferia.
Trovato lavoro alla ST di Agrate Brianza trova anche l’energia necessaria per organizzare i concerti dal vivo, nonostante i turni massacranti. I jeans aderenti, gli stivali a punta, gli occhiali da sole anche di notte e la sua voce da country-man lo rendono inconfondibile. Ogni suo show è puro spettacolo di rock’n’roll, di blues, di country … e di concerti in Brianza ne fa davvero tanti: anche negli ultimi due mesi si è visto tanto in giro per il suo Texas nostrano, con altre date già programmate per luglio.
Steve non interpreta pezzi altrui: mai una cover!! Scrive canzoni e se le canta dall’alto della sua vasta cultura musicale. Nei suoi brani ritroviamo i suoni provenienti dalle assolate praterie americane, il caldo della pianura afosa, tanti personaggi con le loro umanità, sofferenze, disagi, rabbia, tutti con il senso di appartenenza al territorio che accomuna l’autore alle loro storie. Il fiume non è il Mississipi, ma l’ambiente che ci viene riportato è quasi lo stesso, in miniatura. Il fiume scivola sempre nei testi delle ballate e lungo il corso d’acqua corrono mille storie ed avventure. Ci sono gli innamorati e i malviventi, eterni sfigati e fuorilegge inguaribili, che bevono al bancone; donne apparentemente “facili” ma che facili non sono mai perché hanno cuore e sentimenti. Pure i topi raccontano simpaticamente la loro storiella.
La sua ultima produzione Molgoretta, presentata a fine aprile a Vimercate, raccoglie dieci brani che vivono sulla sua particolare voce, chitarra acustica e armonica a bocca. Il sound è quello classico delle ballate country, del folk-rural blues che vede la chitarra acustica in primo piano e l’armonica che accompagna e arriva dopo per farti venire la pelle d’oca. Il timbro graffiante, un po’ roco e tirato, da rocker “perso”, fa il resto. Steve, cowboy nostrano, nell’album si esibisce in acustica ma nei concerti si presenta con un’affiatata band nella quale perni fissi sono il batterista Tizio Carozzi e il bassista Paul Cazzaniga, mentre i chitarristi cambiano: attualmente alla chitarra elettrica c’è Andy Danieli e ogni tanto arriva anche JJ Gennari che ha sempre suonato con lui in passato.

Carlo Gaeta
(con la preziosa collaborazione di Pinuccia Bottasini)



