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Pistoletto, “pistolate” e il riciclo delle idee

Studio Associato MSC - Treviso

Pistoletto in Villa reale 2

L’opera “I Temp(l)i cambiano” di Michelangelo Pistoletto esposta nel cortile della Villa Reale di Monza

Lungi da noi discutere l’arte del maestro Michelangelo Pistoletto, poliedrico artista, scultore e pittore considerato a livello internazionale uno degli esponenti d’avanguardia della cosiddetta corrente dell’ “arte povera”. Abbiamo apprezzato il suo genio in tante realizzazioni, recentemente anche in sue opere esposte a Como nella mostra “Com’è viva la città”, dove Pistoletto ripropone la sua visione a specchio della realtà per rappresentare la sua volontà di sfruttare la terza dimensione, lo spazio, e soprattutto il tempo. Insomma, siamo difronte ad un artista geniale, fuori discussione. Si discute invece la collocazione della sua ultima fatica che da qualche giorno fa “bella” mostra di se al lato sinistro della prestigiosa scalinata che introduce all’ingresso principale della Villa Reale di Monza, all’angolo dell’ala nord.

Pistoletto cestelliSi tratta de “I Temp(l)i cambiano”, scultura realizzata dall’artista biellese per Ecodom (Consorzio Riciclaggio Recupero Elettrodomestici)  è alta quasi 3 metri e mezzo, larga oltre 3 e del peso di quasi 300 kg. Condivisibile anche il significato del lavoro che esalta lo spirito che regge il consorzio del riciclaggio, ovvero come recuperare e riciclare evitando la dispersione nell’ambiente dei rifiuti, in particolare di quelli elettrici e elettronici. Realizzato con i rifiuti Raee (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), il “Tempio” moderno del maestro Pistoletto, raccoglie infatti 32 cestelli di lavatrice incastrati l’uno sull’altro per le colonne e decine di serpentine di frigoriferi per il fregio del timpano, posizionato su una base inclinata, rappresenta il passaggio dall’era del progresso all’era del riciclo. Nei mesi scorsi questa opera è stata esposta fra l’altro all’Archivio di Stato di Roma, alla Triennale, a Villa Necchi Campiglio e al Palazzo delle Stelline a Milano, a S. Agostino a Bergamo. Tutto molto bello e, se ci sforziamo un poco, significativo!

“Oggi il riciclo fa parte del nuovo mito. Siamo in un momento di passaggio – si legge nella didascalia dell’opera – tra progresso e riciclo”. Tutto molto vero! Ma la Reggia di Monza in tutto questo che c’azzecca? Abbiamo fatto tutta sta fatica a restaurarla e adesso già dobbiamo riciclarla? O forse c’è a Monza una sorta di riciclo delle idee? Ad esempio, quelle dell’attuale sindaco della città che solo qualche anno fa non era affatto convinto, anzi osteggiava, il progetto di recupero che vedeva coinvolti i privati e oggi, in ogni dove, non manca di sottolineare quanto di buono è stato fatto con 300mila visitatori nel primo anno dalla riapertura al pubblico, 75mila persone in fila solo nella prima decade di settembre 2014 quando venne riaperta dopo il restauro; 70mila visitatori degli appartamenti reali, le tante delegazioni straniere in visita in occasione di Expo. Insomma, un successone che ha portato nelle casse del Consorzio di gestione (che non gode di finanziamenti pubblici) circa 250mila euro, proventi che verranno tutti reinvestiti. Era contento anche l’altra sera alla presentazione della nuova guida sulla Reggia. Siamo contenti pure noi che ci avevamo creduto fin dall’inizio mentre lui dava una mano al “Comitato la Villa Reale è anche mia” per raccoglier firme contro quel restauro privato che avrebbe combinato solo sfaceli. L’abbinata pubblico-privata, considerata oggi un modello nazionale per il recupero del nostro patrimonio artistico, veniva allora aspramente criticata, così come nell’occhio del ciclone era finita l’amministrazione comunale che aveva dato il la al progetto. Ma in politica, si sa, l’arte del riciclo va di moda e così oggi siamo tutti felici e contenti; soprattutto manco ci ricordiamo cos’è accaduto l’altro ieri. Stolto è chi non cambia mai dea. 

In questa ottica giustifichiamo la presenza de “I Temp(l)i cambiano”, opera concessa da Ecodom in comodato d’uso a Nuova Villa Reale Monza SpA, la società responsabile del restauro e gestione della Reggia, che curerà la futura manutenzione della scultura. Alla semplice cerimonia d’inaugurazione erano presenti qualche giorno fa il direttore del Consorzio Villa Reale Lorenzo Lamperti, Giorgio Arienti dg di Ecodom, Attilio Navarra presidente de Nuova Villa Reale spa, e naturalmente lo scultore Michelangelo Pistoletto.

Il presidente Navarra, ricordando che in questo primo anno di apertura la Villa ha ospitato diverse importanti e preziose mostre, da quella di Mc Curry, a Leonardo, Caravaggio, De Chirico, ha aggiunto soddisfatto: “Abbiamo accettato volentieri di esporre l’opera del Pistoletto, uno dei più autorevoli rappresentanti dell’arte contemporanea italiana”.

Pistoletto in Villa realeOnestamente queste fredde colonne di cestelli di lavatrici ci convincono ben poco, piazzate in quell’angolo del palazzo piermariniano. Una sorta di fuoriluogo che, per noi poveri tapini, stride con il contesto regale e artistico della storica dimora. Di sera poi si capisce ancor meno.

Cosa ne comprenda il visitatore di passaggio non ci è dato sapere, ma la sensazione è quella di una contestualizzazione forzata che alimenta un sorta di confusione ideale non permettendo di assaporare nella sua completezza il senso dell’opera e in generale la scultura contemporanea. Alla peggio, visto che il Roseto finanziato dalla Candy (che si cestelli di lavatrici s’intende) è la due passi, uno spostamento più in la non farebbe male, magari insieme a qualche altra opera del nostro tempo, riutilizzando qualche lavastoviglie, frigo o condizionatore dismessi. Infine, rimaniamo perplessi sul fatto che nessuno si sia posto il dubbio sulla stridente collocazione e tutti i media si siano sforzati nell’esaltare, anche con fiumi di parole l’avvenuta posa. Come se ci debba essere per forza questo contrasto tra il vecchio, quasi sempre bellissimo, e il nuovo, che spesso è un’autentica “pistolata”.

Carlo Gaeta   

(foto di Mario Verpelli)

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