Editoriali & Opinioni

Padre Georg, Teodolinda e la nostra grande storia

Brianza Acque

Padre Georg officia la Santa Messa in Duomo

(foto di Marco Brioschi)

“Una tristezza l’addobbo sulla mensa…una ciotolina di fiori….con una candela! Sono proprio avari questi di Monza!”. Mi rimane impresso questo commento di un lettore, forse un fiorista, a margine del resoconto fatto da “Nuova Brianza”, diretto dall’amico Marco Pirola, della “ospitata” monzese di Monsignor Georg Gänswein, prefetto della Casa Pontificia e già segretario particolare del Papa Emerito Benedetto XVI.

Domenica 23 ottobre Padre Georg era nella Città di Teodolinda (o Teodelinda, come direbbe il mitico Professor Pier Franco Bertazzini, ex Sindaco e storico dell’Arte). L’alto prelato, per le sembianze, ci riporta un poco a Padre Ralph di Uccelli di Rovo, proprio per la fisionomia dell’uomo, slanciato, raffinato e belloccio, non certo per romanzesche vicende che non gli appartengono. Sicuramente personaggio di spessore e di grande cultura, attento osservatore e fine studioso. 

I cronisti locali ci hanno raccontato che Monsignor Gänswein è arrivato a Monza precedendo la lettera con la quale Papa Ratzinger accetta la dedica del libro “Atlante iconografico”, interamente dedicato al ciclo di affreschi degli Zavattari, composti da ben 45 scene divise in cinque fasce sovrapposte, che raffigurano oltre 800 personaggi per un totale di circa 500 mq di superficie dipinta. L’occasione del restauro ha coinciso anche con i settecento anni della traslazione delle spoglie di Teodolinda che riposa (speriamo in pace) nella Basilica di San Giovanni dal 1308. Papa Benedetto, va ricordato, è stato a Ratisbona attento studioso della figura della “nostra” regina che per prima tra i barbari si convertì al cattolicesimo. 

Già di prima mattina Padre Georg era all’interno del Museo del Duomo, accompagnato dai coniugi Gaiani, artefici della Fondazione impegnata nel recupero di questo stupendo patrimonio, per una visita privata alla Cappella di Teodolinda, alla Corona Ferrea e alla Corona di San Venceslao, momentaneamente in mostra a Monza, con cui fu incoronato re Carlo IV.

Per il prefetto della Casa pontificia è stata una bella occasione per scoprire un pezzo di Monza e approfondire la conoscenza di Teodolinda, testimone di un messaggio di pace che rimane sempre attuale, sottolineato dall’universale linguaggio dell’arte. L’alto prelato è stato molto colpito dal patrimonio culturale custodito nel Duomo di Monza. Un patrimonio che sarebbe bello mostrare anche Papa Francesco nella sua prossima visita a Milano il 25 marzo. Magari grazie proprio alla buona presentazione di Monsignor Gänsweine in Vaticano al suo rientro. Chissà?

In tutto questo, porre attenzione il misero addobbo sull’altare può apparire completamente fuori luogo. Ne prendo spunto invece per un “fuori tema” a margine di intere pagine di giornali e siti dedicate all’evento domenicale, scandito dalle modalità ecclesiastiche di una vera e propria celebrazione, con tanto di alabardieri a sfilare dentro la basilica prima della Santa Messa.

Padre Georg, con la sua presenza e le sue parole, ci ha dato una piccola lezione, ricordandoci origini lontane e nobili. Valori e radici forti. Una storia che ci appartiene, ma che troppo spesso non ricordiamo neppure. Il problema forse è quello di non dare mai la giusta importanza alle nostre cose, di non rendersi ben conto del patrimonio grandioso che da queste parti esiste, tra storia, cultura, tradizioni e imprese. Non abbiamo memoria storica e non riusciamo quasi mai a pensare in grande. Perché pensare in grande costa, fatica e soprattutto denaro. Il nostro tesoro inestimabile viene così dimenticato, messo da parte, o addirittura svilito proprio da quell’ottusa capacità di aver “memoria e braccine cortissime” quando invece servirebbe estenderle bene per portare in palmo di mano, esaltandole con tante iniziative, le nostre grandi eccellenze; e ne abbiamo ancora tante ed uniche. 

Una spartana ciotola di fiori e una candela sulla mensa del Signore ci stanno pure in momenti di crisi come quelli che stiamo vivendo. Lassù Lui non se ne avrà certo a male, con tutto quello che c’è in giro. Ci stanno meno se questa immagine diventa la rappresentazione sparagnina di una Monza, capoluogo della Brianza, che non solo ha messo da parte la sua storia millenaria e le sue radici forti, ma sta finendo per liquefarsi e scomparire dentro Milano, come se questa scelta fosse un toccasana per risparmiare, un domani pure la ciotola con i fiorellini e la candela, magari facendosela pagare dai milanesi in cambio di qualche favoruccio “politico”. Il risparmio, alla lunga, non porta alcun guadagno, perché impedisce di progettare guardando ciò che si possiede, rileggendo la storia e rivalutando bene tutto quello che si ha. 

Padre Georg ci ha ricordato che a Monza e in Brianza hanno trascorsi importanti, che abbiamo avuto Teodolinda e abbiamo pure incoronato re con la Corona Ferrea. D’accordo, si tratta di tempi strapassati, anche di leggende, ma su un patrimonio del genere altri ci avrebbero costruito negli anni un progetto culturale capace di smuovere turismo e economie, collegando in rete ad un territorio pieno zeppo di unicità. 

In quella piccola fioriera e in una candela destinata a spegnersi sull’altare del Duomo ci sta l’immagine di una realtà che forse merita ben altro. A Teodolinda, tanto per ricordare, era stato dedicato un bel Premio in onore delle donne, riconoscimento frutto dell’impegno di un lungimirante privato, nell’ambito di una fiera che non esiste più. Una volta chiusa la vecchia campionaria del Premio si è persa traccia; eppure aveva significato qualcosa in un panorama statico. Per dire come vanno certe cose a Monza. Ed altre se ne potrebbero aggiungere.  

Nuova Brianza, chiudendo il commento alla visita di Padre Georg, scrive che “Monza per un’ora ha sognato. Monza ha vissuto una grandeur che in città manca da troppo tempo”. Concordo pienamente e aggiungo che questa “grandeur” avrebbero dovuto costruirla insieme i monzesi invece di passare via via la mano, come in molti casi hanno fatto. Vi risparmio un doloroso elenco.    

Carlo Gaeta

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