Benessere e Salute

Monza, al Policlinico il nuovo stent coronarico che “sparisce”

Studio Associato MSC - Treviso

Policlinico di Monza Cardiologia

L’equipe di Cardiologia Interventistica del Policlinico di Monza diretta dal dottor Filippo Scalise (il primo a sinistra nella foto)

Con i nuovi stent Magmaris al Policlinico di Monza la cardiologia fa un triplo salto in avanti negli interventi alle coronarie. Un altro piccolo fiore all’occhiello della sanità brianzola.

L’equipe di Cardiologia Interventistica diretta dal dottor Filippo Scalise in queste settimane ha effettuato i primi tre impianti dell’ innovativo stent coronarico bioassorbibile a rilascio di farmaco completamente realizzato in lega di magnesio, simile ad una gabbietta di metallo, ma con un gran pregio, una volta esaurito il suo compito, cioè quello di tenere aperta la coronaria per il tempo necessario affinché non si richiuda: pian piano scompare grazie alla composizione di cui è fatto riassorbibile dal corpo umano. Il nuovo stent inizia infatti a dissolversi già dopo sei mesi dalla sua applicazione per poi scomparire completamente in circa 1 anno.

Primario del Policlinico di Monza presso il Dipartimento di Cardiologia Interventistica, nell’ambito della cardiologia monzese e lombarda, il dottor Scalise è senza dubbio fra i medici più apprezzati. Proveniente dalla scuola di cardiologia del professor Valentini, dopo i primi anni passati nel reparto di cardiologia dell’ospedale di Vimercate, da tre lustri è uno degli specialisti del cuore più stimati del Policlinico monzese.

Stent Magmaris

L’innovativo stent Magmaris che grazie alla sua composizione al magnesio si dissolve nel giro di un anno 

“Il principale limite della semplice angioplastica con palloncino – dice Scalise – è sempre stato il pericolo di una chiusura improvvisa del vaso, superata grazie alla introduzione degli stent metallici, che, come una vera e propria impalcatura, permettevano di mantenere aperta la coronaria. Anche gli stent metallici tuttavia avevano un punto debole rappresentato dalla proliferazione incontrollata di cellule all’interno dello stent che poteva determinare un nuovo restringimento. Da qui l’avvento degli stent medicati, ovvero “imbevuti” di un farmaco che blocca la proliferazione delle cellule nella parete dell’arteria ma non sempre però è in grado di evitare nuove occlusioni a distanza di tempo. Con questo nuovo stent completamente riassorbile, denominato Magmaris, si spera di conservare i vantaggi dello stent metallico medicato, ma di eliminare quelli negativi” .

Il nuovo stent è coperto da un farmaco antiproliferativo e mima esattamente quello che fa uno stent metallico a rilascio di farmaco. Una volta che l’arteria ha assunto la nuova morfologia, nel giro di 6 mesi la massa dello stent inizia a ridursi. In 1 anno viene completamente riassorbito, restituendo all’arteria la sua elasticità e la sua capacità di rispondere agli stimoli fisiologici e cioè di restringersi e dilatarsi in relazione a questi stimoli. Il fatto di scomparire ha anche il vantaggio di evitare lo stimolo infiammatorio cronico alla parete dell’arteria coronarica ed il rischio di fratture come quelle osservate negli stent metallici.

L’equipe del dottor Scalise individua nei pazienti giovani, le persone al di sotto dei 50 anni, fra i candidati ideali all’impianto dei nuovi dispositivi, cardiopatici che potrebbero avere la necessità di essere sottoposti in futuro a nuovi interventi.

Il nuovo stent a rilascio di farmaco completamente realizzato in lega di magnesio, prodotto dopo oltre 10 anni di ricerca, rappresenta una grande innovazione per il trattamento della malattia coronarica.

“La novità assoluta di questo prodotto –spiega la Dott.ssa Carla Auguadro, – si basa sulla proprietà meccanica di stabilizzazione della parete del vaso sanguigno, che garantisce al vaso la possibilità di rimanere aperto in modo naturale ed autonomo; la presenza dello stent è però temporanea e dunque il paziente non deve convivere con un corpo estraneo nelle proprie arterie per tutta la vita”.

Lo stent in lega di magnesio viene impiantato utilizzando una procedura minimamente invasiva come un comune stent medicato metallico.

“Si tratta di una strategia terapeutica fortemente innovativa nel trattamento della patologia coronarica – conclude il Dott. Scalise – tale tecnologia si basa sulla capacità dell’organismo umano di riassorbire il magnesio, elemento naturalmente presente in esso e, vista la velocità del tempo di riassorbimento, i vasi coronarici riacquistano la loro naturale funzionalità già sei mesi dopo la procedura di impianto”.

Pierfranco Redaelli

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