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La Mostra del pittore brianzolo Giovanni Segantini a Palazzo Reale a Milano

Studio Associato MSC - Treviso

SEG2Che si fosse trattato di un grande successo, l’avevamo intuito dalla risonanza mediatica e dai commenti dei tanti visitatori, ma ora, che giungono i dati ufficiali, possiamo parlare di un vero e proprio trionfo per la mostra ‘Segantini. Il ritorno a Milano’, tenutasi a Palazzo Reale dal 18 settembre 2014 al 18 gennaio 2015. Nei quattro mesi di apertura al pubblico, ben duecentomila appassionati d’arte e turisti hanno affollato le prestigiose sale della sede espositiva milanese, a due passi dal Duomo, per non perdere questa eccezionale retrospettiva sul grande pittore simbolista, che ha vissuto cinque anni della sua breve vita, dal 1881 agli inizi del 1886 in Brianza, a Pusiano.

Centoventi le opere presentate in otto sale, su una superficie di 1500 mq. e provenienti da ottanta prestatori internazionali, tra i quali musei e collezioni europee e statunitensi, per questa mostra realizzata dal Comune di Milano, Palazzo Reale e Skira, in collaborazione con la Fondazione Antonio Mazzotta.           Si è trattato, senza dubbio, di un’esposizione unica, che qualcuno ha definito la più grande in Italia dalla fine dell’Ottocento, non solo per la qualità delle opere presenti, ma anche per la pregevolezza e l’originalità dei prestiti, arrivati soprattutto da istituzioni milanesi, come la GAM e da collezioni private,che hanno permesso di confrontare i vari dipinti con i loro bozzetti preparatori e con i disegni sui quali il pittore era solito rivolgere l’attenzione, al termine di ogni lavoro, per meditare e trovare nuove ispirazioni sui soggetti proposti.

I temi del suo periodo comasco sono per lo più riferiti a scene di vita contadina, con toni idilliaci e bucolici ed ai fantastici paesaggi della Brianza. Tra i capolavori, figurano ‘La raccolta dei bozzoli’ del 1882 e ‘Zampognari in Brianza’, olio su tela custodito al Tokyo National Museum. Ma a noi brianzoli piace segnalare, in particolare, due quadri: ‘La benedizione delle pecore’ e ‘A messa prima’, con due caratteristiche vedute della nostra terra, in località Inverigo e Veduggio.

Tra i riconoscimenti di questi anni sono da segnalare, nel 1883, la medaglia d’oro all’Esposizione Internazionale di Amsterdam con l’opera ’Ave Maria trasbordo’ , un importante premio ad Anversa con ‘La tosatura delle pecore’ ed ancora una medaglia d’oro ad Amsterdam, nel 1886,, con la gigantesca composizione ‘Alla stanga’, presentata alla Permanente di Milano nello stesso anno e successivamente acquistata dallo stato italiano per la Galleria Nazionale Moderna di Roma, dove la si può trovare anche ai giorni nostri.

SEG1Nato ad Arco, il 15 gennaio 1858, in una famiglia disagiata, alla morte della madre, nel 1865, venne mandato dal padre a Milano, in custodia presso la figlia di primo letto Irene. Dopo mille peripezie, passando anche per il riformatorio e la galera, il vagabondo ed introverso Segantini, il cui vero cognome all’origine era Segatini, senza la ‘n’, approda ai corsi serali dell’Accademia di Belle Arti di Brera, che frequenta per un triennio. I diciassette anni trascorsi a Milano, con gli studi accademici e la frequentazione dei circoli culturali cittadini, a contatto diretto con i movimenti della scapigliatura, del divisionismo e del simbolismo, prima del trasferimento in Brianza, rappresentano per lui la patria intellettuale.

A Pusiano, con Luigia Bugatti, detta Bice, la compagna che gli sarà vicina sino al giorno della morte, Segantini trova una giusta maturazione, passando dalle impostazioni accademiche giovanili ad una forma espressiva più personale ed originale.

Lasciata la Brianza nel 1886, Segantini approda in Svizzera, a Savognin, nel cantone Grigioni, dove raggiunge il massimo della sua evoluzione artistica, avvicinandosi sempre più ai movimenti divisionista e simbolista, con in primo piano la figura femminile e, più in particolare, la maternità. Ama la montagna e la vita da montanaro, ma è proprio questa passione sfrenata a stroncarlo il 28 settembre 1899, all’età di soli 41anni, vittima di una peritonite, su un ghiacciaio alpino, isolato in una fredda baita, scelta per dipingere in modo reale il paesaggio incontaminato dell’Engadina.

Per gli amanti dell’arte ricordiamo che mancano solo pochi giorni all’8 marzo, giorno di chiusura della mostra del maestro olandese Vincent Van Gogh, tornato a Milano, a Palazzo Reale, dopo ben 62 anni di assenza. Per vedere la cinquantina di quadri esposti, all’insegna dei colori forti e delle pennellate decise dagli stati d’animo dell’artista, morto suicida, trentasettenne, in Francia, nel 1890, bisogna osservare questi orari: lunedì 14.30/19.30, martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30/19.30, giovedì e sabato 9.30/22.30.

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