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LA CROCE DI LAMPEDUSA ARRIVA IN BRIANZA

Studio Associato MSC - Treviso

La Croce di Lampedusa con Papa FrancescoLa Croce di Lampedusa, per iniziativa della Caritas di Monza mirata al coinvolgimento delle parrocchie della zona e di tutto il Decanato monzese, transiterà in alcuni significativi luoghi del capoluogo brianteo e di altri paesi vicini da venerdì 13 maggio a domenica 22. La croce è formata da due assi di legno di 2 metri ed 80 centimetri d’altezza per 1,50 di larghezza e pesa 60 chilogrammi.

La prima tappa, quella dell’accoglienza, è prevista per venerdì 13 maggio, presso la Comunità Pastorale Quattro Evangelisti, con un percorso dalla chiesa di Sant’Alessandro a quella di San Rocco. L’itinerario monzese culminerà in Duomo, domenica 22 maggio. Prima di concludere il cammino nella chiesa principale di Monza, la Croce di Lampedusa transiterà in vari luoghi, fra i quali l’ospedale San Gerardo, la sede della festa dei popoli a Brugherio e la Residenza Anziani di Villasanta.

All’iniziativa saranno coinvolte anche le scuole brianzole, il mondo cooperativo, il Centro di via Spallanzani ed il Comune di Monza.

Proprio in occasione della tappa in municipio, la Croce di Lampedusa sosterà in sala Giunta.             I passaggi di questo prezioso simbolo del cristianesimo saranno segnati, oltre che dai clamori della folla di fedeli, da momenti di riflessione e di preghiera.

Tutti i dettagli dell’evento sono stati illustrati durante la presentazione, presso la sede del Decanato di piazza Duomo a Monza, alla presenza di Monsignor Silvano Provasi e di don Augusto Panzeri, rispettivamente Arciprete e Responsabile Caritas di Monza.

Fu Franco Tuccio, un falegname di Lampedusa, a costruire nel 2009 la croce con i resti del legno dei barconi usati dai migranti. Il  9 aprile di quell’anno, il piccolo artigiano non aprì la sua bottega, per andare a salvare, con i suoi compaesani, alcuni migranti dalla Somalia, vittime dell’ennesimo naufragio. Nacque, così, da un’ispirazione, nel vedere le assi del barcone abbandonate alla deriva, quasi a comporre una croce, l’idea di realizzare dei pezzi unici  con il legno delle imbarcazioni usate per trasportare chi scappa da guerre, persecuzioni e fame. Ogni sua croce rappresenta una persona morta, inseguendo questa illusoria salvezza,  con la speranza di una vita migliore.

Da sette anni, quelle che ormai comunemente si usano chiamare ‘carrette del mare’, nelle sue mani, si trasformano nella materia prima per realizzare simboli atti a non far dimenticare le brutture del mondo e ad invitare tutti alla preghiera.

Nel luglio 2013, quando Papa Francesco andò in visita  sull’isola di Lampedusa, l’ingegnoso falegname gliele volle presentare.

‘’Ho portato con me tante piccole croci – confidò al sommo pontefice incuriosito il buon Tuccio – perché  il legno dei barconi è intriso della sofferenza di quegli uomini disperati che cercano, via mare, la salvezza, lasciando in fretta e furia, senza certezze, la loro terra di morte. Questo non poteva che essere il materiale più giusto per diventare una croce’’. 

Nell’aprile del 2014 la Croce di Lampedusa  giunse  a Roma, in piazza San Pietro, dove venne benedetta proprio da Papa Francesco. Fu lo stesso pontefice, in quell’occasione,  a manifestare l’auspicio  che il simbolo della sofferenza di Cristo potesse raggiungere città e luoghi di tutto il mondo, così da testimoniare il senso del dolore ed infondere un impulso di rinnovamento spirituale.

Sempre in Vaticano, lo scorso 17 gennaio, per l’Angelus presieduto da papa Francesco, in occasione del Giubileo dei migranti, nonché della 102esima Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato, l’originale croce ha fatto la sua comparsa, durante la messa, celebrata dal cardinale Antonio Maria Vegliò, nella basilica di San Pietro, con la distribuzione ai fedeli di ostie consacrate, realizzate presso il carcere di massima sicurezza di Opera da tre detenuti per omicidio.

Speciale è anche quella donata al British Museum, perché realizzata con il legno dell’imbarcazione del naufragio del 3 ottobre 2013, quando a morire, inghiottiti dalle acque, furono oltre 360 migranti.

Enzo Mauri

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