E’ una trasformazione silenziosa, ma radicale. Lenta, ma costante. In Italia il digitale sta sostituendo, sempre di più, il fisico. O perlomeno lo sta ridimensionando, andando a mangiare, a rosicchiare spazi che prima erano esclusivamente sue.
E’ un’evoluzione tecnologica, certo, ma anche culturale, che ridisegna consumi, abitudini e relazioni sociali. Un esempio arriva direttamente dagli acquisti: i dati dell’Osservatorio eCommerce del Politecnico di Milano confermano che nel 2024 gli acquisti online hanno superato i 54 miliardi di euro, con una crescita costante anno su anno. Ciò significa che una quota rilevante di spesa si è spostata dal negozio fisico alle piattaforme digitali. E quando si pensa a tutto questo il primo pensiero va subito ad Amazon, ma non dobbiamo illuderci. In questa trasformazione intervengono anche marchi italiani come Esselunga, Unieuro o Eataly che hanno potenziato le proprie soluzioni online. Il risultato principale? I piccoli esercizi di quartiere soffrono, mentre i giovani entrano sempre meno nei negozi tradizionali, scegliendo sempre di più l’online.
Stessa trasformazione che si sta vivendo nel comparto del gioco online. Secondo quanto riporta Giochidislots, il mercato del gambling in Italia vale circa 21 miliardi di euro e, ad oggi, è trainato dal digitale, che cresce a ritmi del 15-16% annui e pesa per il 25% del totale, con forti differenze tra segmenti: le scommesse sul web rappresentano oltre il 50% del mercato complessivo, mentre i casinò digitali incidono per circa un quarto del proprio comparto. L’intrattenimento e il tempo libero sono sicuramente i comparti in cui l’online ha mangiato più spazio al fisico. Guardiamo al caso del cinema: le sale si svuotano, i grandi schermi entrano in crisi, mentre piattaforme come Netflix, Prime Video e Disney+ hanno consolidato milioni di abbonati in Italia. Anche se, a dire il vero, i dati del 2025 parlano di un ritorno importante nelle sale: la quota di mercato sugli incassi è stata del 24,6% con un 25,7% delle presenze.
Ma i cambiamenti si vedono anche in settori in cui non ti aspetteresti. Il mondo bancario, ad esempio, sta vivendo una “smaterializzazione”: filiali e sportelli sono in calo da anni e, sulla base delle ultime ricerche, negli ultimi dieci anni hanno chiuso oltre 6.000 sportelli fisici. Parallelamente, l’uso delle app di home banking è esploso, con istituti tradizionali che spingono sempre di più verso i servizi digitali e nuovi attori come N26 o Revolut che conquistano le generazioni più giovani.
E’ questo il cambiamento in atto nell’economia italiana: l’online vince, sostituisce, mangia. Ed è un cambiamento che non è solo economico, ma culturale, sociale, privato e allo stesso tempo sociale. E il tessuto imprenditoriale del nostro paese deve iniziare a prendere le misure.


