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Il tesoro paesaggistico in salita di Montevecchia

Brianza Acque

Anche conosciuta come il “monte di Milano”, perchè è la prima altura naturale di un certo rilievo che si incontra uscendo da Milano, si erge in tutta la sua caratteristica bellezza la cittadina di Montevecchia.

Con la “testa” tra le nuvole, riscaldata dai raggi del sole che spuntano dalle montagne circostanti, oppure ovattata dalla nebbia, e con le radici ben ancorate alla superfice collinare, sul punto più alto svetta il santuario della Beata Vergine del Carmelo. Secondo le testimonianze storiche, la cima verdeggiante di Montevecchia venne presa come punto di riferimento dai Longobardi che, affascinati dall’altitudine del luogo, lo adibirono per la costruzione di una chiesa dedicata al loro santo prediletto, San Giovanni Battista (a cui venne intitolato anche lo stesso Duomo di Monza voluto dalla regina dei Longobardi, Teodolinda).

Il tesoro paesaggistico in salita di Montevecchia

Tale chiesetta longobarda sulla sommità di Montevecchia resistette fino al 1570, quando un incendio la distrusse completamente. Nel 1630 il santuario fu ricostruito, ma con dimensioni ridotte rispetto a quelle attuali. In seguito, precisamente tra gli ultimi anni del Seicento e i primi del Settecento, il complesso sacro raggiunse la monumentalità odierna con l’aggiunta della sacrestia e di ampi locali per la residenza dei preti officianti.
Infine, nel 1924 il santuario fu dedicato alla Beata Vergine del Carmelo.

Per proseguire sul tema delle origini della chiesa che troneggia su Montevecchia, pare che inizialmente fosse affiancata da un’antica torre-vedetta medievale, trasformata poi nell’attuale torre campanaria. E da qui deriverebbe la fonte etimologica del paese: Monte-vecchia (Muntavégia in dialetto brianzolo), da Mons Vigiliae ovvero “monte della vedetta”, evolutosi poi in Monteveglia, Montevegghia, fino ad arrivare al presente Montevecchia.

Tutta questa storia, l’intenso passato che ha attraversato Montevecchia e che ha portato alla costruzione della sua chiesa, fiore all’occhiello del comune, è percepibile salendo la scalinata che dai piedi dell’altura conduce all’entrata del santuario.
Centottanta gradini scavati nella roccia collinare, lambiti da piante di tiglio e ligustro.
Senza dubbio l’elemento più caratteristico dell’ambiente di Montevecchia: non il santuario che domina la valle sottostante e che spicca all’occhio come un diamante montato su di un anello, ma la sua scalinata, lunghissima, pittoresca e che fa apprezzare ancora di più l’arrivo a destinazione.

Il tesoro paesaggistico in salita di Montevecchia

La sensazione è quella di scalare una vetta, alzando continuamente lo sguardo verso l’alto, la meta, per spostarlo poi verso il basso, mossi dall’entusiasmo di trovarsi a metà del cielo: non ancora in cima, ma con la pianura, ormai lontana, che si estende sotto di noi. Un’aroma inebriante riempie i polmoni durante la scalata, foglie umide, il profumo dei fiori, il sapore caldo e rassicurante del sole e la sensazione impalpabile delle nuvole che ci solleticano il naso. Lungo la scalinata incastonata nel suolo collinare ci si ubriaca di euforia: non solo si è immersi nella natura, sopra, sotto e intono a noi, ma si è a un passo dal cielo.

A circa tre quarti di altezza, la scalinata è intersecata da un ampio sentiero pianeggiante, che circonda tutta la cima della collina alla base del complesso architettonico. Il sentiero è popolarmente detto “Via Crucis” perché delimitato da cipressi e da sedici edicole in pietra, contenenti altrettante sculture settecentesche, che riproducono appunto le scene tradizionali della Via Crucis.

Da qui, si apre sulla visuale circostante, un’ampia terrazza panoramica disseminata di panchine dalle quali, in uno scenario romantico, i nostri occhi possono comodamente spaziare dalla verdeggiante distesa, tutta tipicamente lombarda, sotto di noi, ai filari di colline e di rigogliosi alberi. E dal verde acceso della pianura, a quello più tenue delle alture, si giunge al bianco delle vette accennate del monte Rosa, Bianco e Cervino. Un excursus mozzafiato sulle bellezze tutte naturali della nostra brianza: nella cornice delle montagne che spiccano nel cielo è custodito un dipinto dalle tinte lussureggianti.

Il tesoro paesaggistico in salita di Montevecchia

E la bellezza del panorama che si snoda dalla cima di Montevecchia, non finisce qui. Se si osserva attentamente, si possono notare tre “punte” incassate nella Val Curone, sono le cosiddette “Piramidi di Montevecchia”. Le tre formazioni collinari presentano caratteristiche simili alle piramidi egizie della Piana di Giza, da qui il loro caratteristico appellativo, e attorno alla loro formazione aleggia il mistero. Sembrerebbe, infatti, che queste “cugine” delle tradizionali piramidi siano state modellate dall’uomo, realizzate artificialmente operando l’asportazione di centinaia di tonnellate di roccia, e utilizzate come siti astronomici e sacrali. Secondo gli studi di esperti, potrebbero essere nate come sito astronomico già all’epoca dei Celti, ancor prima dell’arrivo dei Romani. Sicuramente la loro presenza non fa altro che incrementare la magia del paesaggio, già di per sé incredibile.

Anche la struttura del santuario sprigiona bellezza. Giunti alla fine della lunga e spettacolare scalinata, si arriva davanti all’entrata della chiesa: un complesso architettonico in stile barocco antico, con un’unica navata e impreziosito, sulla facciata, da tre archi.
Un imponente organo, che sormonta l’ingresso principale della chiesa, ci dà il benvenuto al suo interno.

Il tesoro paesaggistico in salita di Montevecchia

Entrambi i lati del santuario, dedicato alla Beata Vergine del Carmelo, si aprono in una serie di cappelle ognuna con una caratteristica affascinante. Tra tutte, svetta la “Cappellina dei morti” così detta perchè probabilmente rappresenta il luogo di sepoltura dei parroci. A testimonianza di questa supposizione, un affresco recentemente recuperato raffigurante la Beata Vergine del Carmelo, che libera le anime dalle fiamme del purgatorio.

La bellezza collinare di Montevecchia che culmina nel santuario, posto sulla sua vetta, è dunque colma di sfaccettature. Un luogo sfavillante di storia, che si fa scrigno di tesori paesaggistici e architettonici.

Francesca Motta

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