Editoriali & Opinioni Parchi e aree verdi

Il polmone verde che brucia

Brianza Acque

Fumo.

Fumo nero e avvolgente che divora l’ossigeno.

Sono queste le immagini che hanno riempito i nostri occhi qualche settimana fa, alla notizia che un forte incendio aveva interessato buona parte della Foresta Amazzonica.

Un’enorme nuvola di fumo nero che prima si confonde con il verde fitto della Foresta, poi lo travolge, sovrastandolo.

Il polmone verde che brucia

Se ne è parlato moltissimo e ancora se ne parla, perché pare che questo recente incendio sia stato terribile, senza ombra di dubbio, ma che non sia affatto una novità, né tantomeno un evento peggiore di quelli precedenti.

Ma procediamo con ordine: è quasi certo che il più giovane incendio che ha attaccato l’Amazzonia, sia doloso. Lo si può dedurre, come hanno spiegato gli esperti, dal fatto che l’immenso polmone verde in questione sia la più estesa foresta pluviale del mondo.
FORESTA PLUVIALE, dunque, come ci suggerisce il termine stesso, un polmone verde con un’elevatissima concentrazione di umidità (anche adesso che sta attraversando la sua stagione di “secca”) e pertanto un luogo in cui è altamente improbabile, se non addirittura impossibile, che vi scoppi un incendio “spontaneo”.

Molto più probabile, invece, è che l’incendio sia stato appiccato dagli agricoltori, ai fini di poter ottenere terreni coltivabili una volta cessato ed estinto il fuoco.

Terribile, certo. Ma non una novità.

Un fatto grave, sicuramente. Ma non più devastante di tutti gli incendi precedenti.

Ogni anno, infatti, a quanto pare approfittando della stagione secca della Foresta Amazzonica, il polmone verde viene sottoposto ad attacchi piromani.

Il polmone verde che brucia

Il nero che invade il verde, una colonna di fuoco e fumo che attacca la vita, che vi si nutre come un parassita. La calma e la quiete che sembra, o che ci immaginiamo, regnare al di sotto di quegli enormi ombrelli verdi di fogliame e vegetazione, che sono gli alberi dell’Amazzonia, viene sconvolta.

Per quanto abituali possano essere gli incendi che ogni anno si nutrono, un pezzetto alla volta, della Foresta dell’Amazzonia, non potremmo mai abituarci a guardare con indifferenza quelle immagini che ci sfilano davanti agli occhi: lingue di fuoco affamate di verde, serpenti di brace che avvolgono i tronchi, che si cibano di foglie, che divorano il terreno e tutto ciò che su di esso cresce e vive…e poi il fumo.

Il polmone verde che brucia

Fumo nero come la pece, denso e minaccioso come le nuvole che annunciano la tempesta, che invade ogni cosa e che si erge diabolico più in alto, sempre più in alto dei giganti alberi dell’Amazzonia.

E mentre osserviamo il sole tramontare all’orizzonte, accettando malinconicamente che tramonti anche la nostra estate…mentre i nostri occhi si abituano a osservare la luminosità accecante della calda stella calante…matura dentro di noi la consapevolezza che non potremo mai abituarci, invece, alle fiamme che divorano la natura e al fumo che si nutre di ossigeno.

Perché il più grosso polmone verde che esista, che viene devastato dal fuoco e dal fumo, è un po’ come se fosse nostro, il nostro polmone.
E quando viene privato d’ossigeno, è come se mancasse l’aria anche a noi.

Francesca Motta

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