Benessere e Salute Il Resto del Carletto

Il PM10 fa paura, ma non è solo colpa delle auto

Studio Associato MSC - Treviso

Riscaldamento termostatoDopo quasi due mesi senza pioggia, la situazione inquinamento atmosferico è davvero preoccupante in tutti i Comuni della Grande Brianza, un pochino meno in quelli che si trovano ubicati in collina sopra i 200/250 metri di altezza. Le polveri sottili preoccupano non poco gli amministratori locali che stanno cercando di prendere qualche provvedimento più o meno sensato per far fronte all’emergenza, nella speranza che l’anticiclone “estivo” vada fuori dalle cosiddette per lasciare spazio ad una bella pioggia purificatrice e pure a qualche sana nevicata che in inverno ci sta tutta (senza esagerare come nello storico ’85).

Diciamo subito una cosa, che al di la del traffico urbano quantomai congestionato in questi giorni che precedono il Natale, la questione riguarda soprattutto il riscaldamento di abitazioni e uffici laddove sono ben pochi a rispettare la normativa nazionale che fissa a 20 gradi centigradi, con soli due gradi di tolleranza, la temperatura che non deve essere superata in tutti gli edifici. Fanno eccezione gli immobili in cui si svolgono attività industriali e artigianali (o assimilabili), per i quali il limite è fissato a 18 gradi.

Alle mamme preoccupate per la salute dei loro figlioli, diciamo che questi valori di temperatura sono considerati ottimali, nella stagione invernale, per la vita quotidiana e le attività lavorative da tutti gli esperti che studiano il cosiddetto “comfort climatico”.  Fondamentale, inoltre, rispettare i limiti di legge sul numero di ore in cui i riscaldamenti possono restare in funzione. I decreti 412/93 e 551/99, che disciplinano la materia, suddividono infatti il territorio italiano in sei zone climatiche (dalla A alla F), sulla base delle condizioni medie di temperatura atmosferica, e più precisamente di parametri definiti gradi-giorno. Per ciascuna di queste fasce, la normativa stabilisce dei precisi limiti ai periodi dell’anno in cui è possibile tenere accese le caldaie e al numero di ore in cui i termosifoni possono restare in funzione. Ad esempio, a Catania, che è situata nella fascia B, è possibile attivare i caloriferi dal 1 dicembre al 31 marzo, per non più di otto ore al giorno. Situazione ben diversa a Milano (fascia E, termosifoni accesi dal 15 ottobre al 15 aprile, per massimo 14 ore al giorno), o a Trento o Bolzano, che si trova nella zona F per la quale non è prevista alcuna limitazione.

Quindi, se proprio avete freddo indossate un bel maglioncino caldo, un bel paio di calze di lana e fateli indossare anche ai vostri bambini anziché tenerli in casa con i caloriferi a manetta ma mezzi svestiti perchè sudato o perché se si fermano a fare i compiti “congelano”. Premesso che a 20 gradi nessuno mai è morto assiderato, provate a chiedervi quanti giorni della stagione invernale passano a casa da scuola i nostri cari ragazzi con la febbre magari per colpa degli sbalzi di temperatura?

Ma chi controlla la temperatura soprattutto negli uffici pubblici? O peggio ancora, le poche volte che qualcuno si è fatto carico di controllare ha potuto verificare che le temperature erano di gran lunga superiori, addirittura fino a sfiorare i 27/28 gradi in alcuni uffici della pubblica amministrazione! Semplicemente pazzesco, tanto quasi da consigliare, soprattutto alle gentili Signore – chissà perché sempre infreddolite – un buon bicchiere di vino rosso che fa certamente meno male che una boccata di PM10.

Intanto per limitare il traffico automobilistico nella vicina, inquinata, metropoli, in accordo con Atm, è stata messa in campo un’iniziativa che punta passa ad incentivare il maggior utilizzo dei mezzi pubblici cittadini con un biglietto unico con il quale è possibile viaggiare tutto il giorno. Insieme a Milano si è mossa anche Bergamo che ha promosso l’utilizzo gratuito di autobus, funicolari e tram per i bambini con età inferiore agli 11 anni compiuti e un adulto che li accompagna a scuola (la tariffa gratuita sarà in vigore fino alla revoca dell’ordinanza). Ma non solo: stop alle auto Euro 3, impianti di riscaldamento programmati, e l’obbligo per i negozianti a tenere chiusa la porta dei propri esercizi commerciali per evitare dispersioni.

Anche Monza è scesa in campo per abbassare il livello di PM10 nell’aria: il capoluogo brianzolo dal 18 dicembre ha dato il via ad una ordinanza sindacale nella quale si vieta la circolazione ai veicoli Euro 3 diesel non dotati di FAP (filtro antiparticolato), ai negozi di tenere aperte le porte di ingresso e chiede ai condomini di ridurre la temperatura di un grado negli edifici.

Il divieto di circolazione è in vigore dalle 8.30 alle 18 di tutti i giorni. Interessati anche i furgoni e i veicoli destinati al trasporto delle cose Euro 3, per i quali il divieto è dalle 10 di mattina alle 18, per consentire il carico scarico delle merci. Multe salate per chi non rispetta le indicazioni: le sanzioni vanno da 155 a 624 euro per il mancato rispetto del divieto di circolazione, da 25 a 500 euro per il mancato rispetto dell’ordinanza da parte dei negozi, così come per il mancato rispetto della riduzione della temperatura negli edifici. L’ordinanza sarà fatta rispettare dalla Polizia Locale di Monza e resterà in vigore fino a quando i dati ufficiali, che a Monza vengono rilevati da due centraline, rientreranno sotto le soglie previste dalla normativa. Il provvedimento è di immediata applicazione, accertato il superamento dei limiti per dieci giorni consecutivi dei livelli di PM10 (particolato fine). Il Sindaco di Monza Roberto Scanagatti ha chiesto a tutti i Comuni della Brianza di adottare lo stesso provvedimento.

A seguito del superamento nei giorni scorsi della soglia media giornaliera di 50 μg/m3 di PM 10,  pure nel Comune di Lecco è stato emesso un nuovo provvedimento per il contenimento dell’inquinamento atmosferico che, oltre a quanto già previsto con una precedente ordinanza, introduce un’ulteriore misura specifica. In caso di superamento per 10 giorni consecutivi della soglia media giornaliera di 50 μg/m3 di PM 10, quale media aritmetica dei valori rilevati nelle due centraline di via Sora e via Amendola, dal giorno successivo all’acquisizione ufficiale dei dati dall’ARPA Lombardia è prevista un’ulteriore riduzione della durata massima giornaliera di attivazione degli impianti termici destinati alla climatizzazione invernale, per la quale gli impianti termici potranno essere fatti funzionare per complessive 12 ore giornaliere, tra le ore 5 e le ore 23 di ciascun giorno. Nel caso in cui ciò avvenisse il Comune di Lecco ne darà ampia diffusione a partire dal sito internet instituzionale.

Tale misura specifica è sospesa dal giorno successivo all’acquisizione ufficiale dall’ARPA Lombardia dell’avvenuta condizione di assestamento per tre giorni consecutivi dei valori del PM10 sotto la soglia giornaliera di di 50 μg/m3.

“Si è scelto di agire sugli impianti termici poiché sono la fonte principale di inquinamento in riferimento alle polveri sottili, evitando di optare per provvedimenti di limitazione della circolazione veicolare ed eventualmente generare in questo periodo un disagio per la città non indifferente – spiega l’assessore all’ambiente Ezio Venturini -. L’intenzione è poi quella di avviare una programmazione a lungo termine in grado di intervenire in maniera sistematica ed efficace quando, in futuro, le condizioni atmosferiche ci ripresenteranno la necessità di adottare provvedimenti analoghi”.

In buona sostanza, il PM10 fa davvero paura in questa stagione anomala, ma un minimo sforzo da parte di tutti, soprattutto fra le pareti domestiche, potrebbe essere utile, anche perché in casa a 20 gradi non si muore. Non solo: è meglio per la salute e risparmiate anche sulla bolletta, fatto che dovrebbe acuire la sparagnina sensibilità briantea.

Carlo Gaeta

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