
“Chiedo scusa al signor Gaber” non è un tradizionale concerto. Le canzoni sono quelle di Gaber, ma in alcuni casi sono stravolte, riscritte e “contaminate” con citazioni e riferimenti alla musica italiana contemporanea. Tra un pezzo e l’altro, monologhi originali scritti da Iacchetti insieme al suo autore Giorgio Centamore che parlano di un’Italia in attesa di un nuovo Rinascimento.
Il giornalista Mario Luzzatto Fegiz, ha scritto di questo spettacolo “Le canzoni diventano un’esilarante Helzapoppin che esplode in “Com’è bella la città”, tormentone a base di Expo in salsa “New York New York”, o in “Barbera e champagne”, in cui irrompe la citazione rap di Jovanotti. L’apice surreale è Porta Romana, che diviene “Porto Romana” e si intreccia con “Vengo anch’io” di Jannacci”
Un’ora e mezza di show molto divertente e brillante che ci fa riscoprire un Gaber ancora estremamente attuale: quello della televisione in bianco e nero, quello che inventò il “Teatro Canzone” , quello della Torpedo Blu e di Champagne e Barbera. Iacchetti scherzando dice “la gente canta con me le canzoni e mi sembra di essere Biagio Antonacci”.
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