Editoriali & Opinioni

I grandi rischi di chi va all’estero a guadagnarsi la “michetta”

Studio Associato MSC - Treviso

Ci colpisce nel profondo ciò che è accaduto in Bangladesh. Ci colpisce direttamente e ci fa male. Un forte pugno nello stomaco. L’ennesimo dopo i tanti morti contati nelle stragi di questi ultimi terribili mesi, dalla Francia alla Turchia. Forziamo la mano alla “mission” del nostro portale, votato alla bellezza, per elevare la nostra preghiera, il nostro cordoglio, tutta la nostra rabbia per la fine assurda dei connazionali torturati e uccisi da belve che agiscono in nome di un presunto dio, che tale non può essere, perché nessun dio può muovere e giustificare gli assassini.

Tra le vittime, com’è noto, anche due lombardi, che si trovavano laggiù per lavoro, per guadagnarsi da vivere, per garantire un futuro alle loro famiglie, ai loro figli, con quello spirito tipico dell’intraprendenza locale. 

La nostra Brianza ricorda in particolare Claudio Cappelli, imprenditore di 45 anni, originario di Vedano al Lambro, residente a Barzanò dove lascia la moglie Valeria Beretta, figlia del proprietario della Fratelli Beretta Salumi, e una bambina di 6 anni. Cappelli, genero di Vittore Beretta, titolare dell’omonimo salumificio, era spesso in Bangladesh, dove aveva messo in piedi una filiale della sua azienda di abbigliamento, la «Star international»  di Concorezzo (MB).  

Un sentito ricordo va anche a Maria Riboli, 33 anni, di Alzano Lombardo, che viveva a Solza (Bg) con il marito e la figlia di 3 anni. Maria, impiegata nel settore tessile come Cappelli, si trovava in Bangladesh da alcuni mesi per conto dell’azienda per la quale lavorava.

L’atroce vicenda che si è consumata a Dacca tocca di fatto tutti i rapporti economici e le relazioni imprenditoriali in atto tra l’Italia e il Paese asiatico schiacciato tra India e Birmania nel Golfo del Bengala; questioni che non riguardano solo il Bangladesh.

Con la solita tempestività, la Camera di Commercio di Monza ha emanato una serie di dati che richiamano ad una riflessione laddove in particolare il settore tessile locale è coinvolto da anni in interscambi che garantiscono lavoro e attività d’impresa. 

Nei giorni del dolore, del cordoglio e della rabbia i dati economici riguardanti le relazioni con i Paesi dove per lavorare si rischia la vita danno il senso di un’economia che rischia di mutare tra orrore e paura. Forse è proprio questo ciò che vogliono i terroristi. 

Nel nostro piccolo, non resta che stringerci alle famiglie delle vittime in un forte abbraccio. 

Claudio Cappelli, brianzolo ucciso a Dacca

Claudio Cappelli, brianzolo ucciso a Dacca

c.g.

Sono 40 i Paesi segnalati a livello internazionale come rischiosi per la permanenza turistica o per affari. Il business delle imprese lombarde con questi Paesi vale 3,6 miliardi in tre mesi, su 15,5 miliardi dell’interscambio italiano. Per gli imprenditori che fanno business nei Paesi a rischio, come Kurdistan iracheno, Libia, Ucraina, Nigeria, Camera di commercio di Monza e Brianza e Promos si avvalgono anche di scorte armate per garantire la sicurezza degli imprenditori.

Stando ad una recente indagine, 1 imprenditore su 3, se rinascesse, farebbe ancora l’imprenditore e lo farebbe all’estero. Sono molte, infatti, le imprese che commerciano e fanno business con  Paesi difficili, a volte pericolosi. Secondo una stima dell’Ufficio Studi della Camera di commercio di Monza e Brianza, si tratta di circa 35mila imprese italiane che hanno rapporti commerciali con Paesi a rischio viaggi, secondo il Bureau of consular affairs – USA Department of State (travel alert e travel warning).

I dati emergono da una stima su dati Istat Coeweb e dalla indagine “Economia e imprese: quale futuro?” realizzata dalla Camera di commercio di Monza e Brianza che ha coinvolto circa 300 imprese lombarde nel mese di maggio 2016.

Con il Bangladesh erano in forte crescita gli scambi lombardi nei primi tre mesi del 2016 +13,4% l’import e +6,7% l’export (rispettivamente 54 e 31 milioni). E la Lombardia trainava il Paese con il 17% degli scambi nazionali. Non solo Bangladesh, sono 40 i Paesi segnalati a livello internazionale come rischiosi per la permanenza turistica o per affari. Il business delle imprese lombarde con questi Paesi vale 3,6 miliardi in tre mesi, su 15,5 miliardi dell’interscambio italiano.

Gli imprenditori sono persone coraggiose, entusiaste, che vanno anche in posti difficili e situazioni pericolose per per portare avanti l’impresa e per garantire il lavoro” ha dichiarato Carlo Edoardo Valli, Presidente della Camera di commercio di Monza e Brianza. Da sempre industriali, artigiani e commercianti lombardi e brianzoli sono in giro per il mondo a far fortuna.

Guardando ai tre macro-settori economici, i più convinti della loro vocazione imprenditoriale sono gli industriali: il 48,4% si rimetterebbe in proprio, potendo ricominciare, mentre a preferire l’estero sono i commercianti (45,7%). A Milano e a Monza e Brianza percentuali più alte di chi andrebbe all’estero (rispettivamente 37,3% e 35,5%).

È di 2,3 miliardi l’export lombardo nel 2016 verso i Paesi a  rischio per viaggi, permanenza e turismo e di 1,3 miliardi l’import. Con un calo del -8,4% per l’export e del -9,7% per l’import. L’Italia esporta 8,3 miliardi e importa per 7,1 (-9,1% l’import e – 7,1% l’export).

Ai primi posti: Turchia (1 miliardo), Arabia Saudita (441 milioni), Israele, Algeria, Messico e Tunisia con circa 300 milioni,  Iran e Ucraina con quasi 200, Pakistan e Bangladesh con quasi 100.

Vale 86 milioni lo scambio lombardo col Bangladesh nei primi tre mesi del 2016 (54 di import e 31 di export, rispettivamente +13,4% e +6,7% in un anno) su un totale italiano di 498 milioni. Per provincia, Milano importa per 21 milioni ed esporta per 9, Bergamo importa per 19 ed esporta per 7, Brescia esporta per 5 e importa per 3, Monza importa per oltre 1 milione ed esporta per quasi un milione.

La Lombardia vale il 17% del totale italiano per gli scambi verso il Bangladesh. Il Bangladesh pesa il 2,4% di tutti gli scambi con i Paesi a  rischio permanenza. L’Italia importa per 407 milioni e esporta per 91 (+3,2% l’import in un anno e -14,6% l’export).

Il cordoglio della Provincia MB

La Provincia di Monza e Brianza partecipa al cordoglio per la tragica scomparsa di Claudio Cappelli, imprenditore  tessile di 45 anni, ucciso sabato scorso  nella strage al ristorante di Dacca insieme ad altri 8 connazionali, che si trovavano in Bangladesh  per lavoro.

Ieri, durante il Premio Brianza Economica – istituito dalla Camera di Commercio MB per imprese e lavoratori che si sono distinti per volontà e impegno sul lavoro –  anche il Vice Presidente Roberto Invernizzi, a nome del Presidente Gigi Ponti e di tutta la Provincia MB,  ha voluto esprimere la vicinanza alla famiglia e a tutto il mondo delle imprese e dei lavoratori della Brianza con un invito: “La Brianza è conosciuta nel mondo grazie al coraggio e all’intraprendenza dei nostri imprenditori che hanno saputo esportare il know-how della nostra terra: per onorare le vittime che si trovavano a Dacca per contribuire a diffondere la nostra cultura del lavoro, dobbiamo rispondere mostrando ancora più impegno e volontà nel portare avanti questa mission. Perché solo con la testimonianza di ciascuno riusciremo a sconfiggere i seminatori di odio e di morte.

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