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GP di Monza, i Leoni della CEA festeggiano 50 anni “infuocati”

Studio Associato MSC - Treviso

CEA i Leoni festeggiano 50 anni

Era il 10 settembre del 1978 quanto proprio a Monza si guadagnarono l’appellativo di Leoni per il loro coraggio nel spegnere le fiamme e strappare lo svedese Ronnie Peterson al rogo della sua Lotus, dopo una paurosa carambola subito dopo l’avvio del Gran Premio d’Italia, all’ingresso della prima variante. Insieme a James Hunt si buttarono con le mani nell’abitacolo della monoposto distrutta nell’avantreno per estrarre lo sfortunato pilota della Lotus che aveva riportato serie fratture alle gambe. Ronnie era cosciente e, nonostante l’esplosione del serbatoio a pieno carico, non aveva ustioni, ma purtroppo i suoi arti inferiori erano conciati davvero male. Nella totale confusione del momento, i soccorsi tardarono e l’ambulanza lo prelevò dalla pista diversi muniti dopo per trasportarlo all’ospedale di Niguarda dove nella notte spirò per letale un’embolia. Quell’incidente costò anche un lungo stop al nostro Vittorio Brambilla, che accusò un severo trauma cranico dopo essere stato colpito da un pneumatico.

GP d'Italia 1978, il tragico rogo alla partenza al seguito del quale morì Ronnie Peterson tre volte vincitore a Monza

GP d’Italia 1978, il tragico rogo alla partenza al seguito del quale morì Ronnie Peterson, tre volte vincitore a Monza

Gli uomini del servizio antincedio della CEA di Castenaso di Bologna balzarono così alla ribalta delle cronache per quell’evento infausto e vennero subito soprannominati i Leoni ma anche gli Angeli del Fuoco. Tante altre volte hanno fatto miracoli, come a Imola nel 1989 dove al Tamburello la Ferrari condotta da Gerhard Berger si schiantò prendendo fuoco e Leoni spensero le fiamme in pochi secondi.

Sarebbe oggi davvero lungo elencare tutte le imprese della squadra corse messa in piedi dell’appassionata famiglia Amadesi, che ha dato vita nel 1967 ad una azienda produttrice di estintori diventando in breve un’eccellenza assoluta anche nel mondo del motorsport. A Monza quest’anno festeggiano cinquant’anni di attività, quarantaquattro dei quali passati proprio ai bordi circuito brianzolo, dove operano dal 1974.

“Abbiamo tanti ricordi legati a Monza, che, se vogliamo è la nostra seconda casa dopo Imola. Eventi belli e qualcuno anche brutto, purtroppo, come sempre accade nella vita. Salvammo Peterson nel ’78 e qualcuno ci chiamò Leoni e anche Angeli. Noi scegliemmo Leoni perché questo soprannome rappresenta bene ciò che facciamo e lo spirito con cui operiamo durante le gare. – dice Rossella Amadesi, che insieme alla sorella Patrizia regge oggi l’azienda – Nel Gran Premio del 2000 però perdemmo uno dei nostri carissimi ragazzi, alla variante della Roggia: in un tamponamento si staccò un pneumatico che carambolò direttamente sul corpo del giovane Paolo Gislimberti che spirò per le conseguenze di un tremendo trauma facciale. Fu per noi tutti un momento davvero nero”.

A Monza lo spiegamento di Leoni della CEA conta su 150 specialisti antincendio dotati di tutti i necessari dispositivi di protezione individuale (underwear in lana merino per migliorare la reazione a fuoco, abbigliamento di intervento tecnico secondo la normativa italiana e standard internazionali e capi sportivi curati da azienda leader nell’abbigliamento professionale); 50 uomini e donne attivi in Area Tecnica e hospitality; 37 automezzi uso speciale antincendio: 8 autovetture veloci, compresa la Lamborghini Huracán Performante per le delicate fasi della partenza, e 29 fuoristrada 4×4 equipaggiati con impianti di estinzione di ultima generazione, impianti sferici ed estintori portatili, con quanto di più innovativo e tecnologico esista oggi nel mercato della sicurezza e dell’antincendio applicabile allo sport motoristico al soccorso e decarcerazione del pilota. E poi almeno 450 estintori portatili e carrellati di cui 240 sui mezzi, tutti dotati di CEA COM, un sistema intelligente e dinamico in grado di controllare da remoto lo stato dei dispositivi e dei sistemi antincendio, individuando e segnalando istantaneamente allarmi e malfunzionamenti, e aumentando così il livello di sicurezza della competizione.

La prima auto antincendio marchiata CEA

La prima auto antincendio marchiata CEA

“La nostra storia inizia a Imola nel ’67, quando il presidente Luciano Conti e direttore del circuito Paolo Moruzzi ci vollero al fianco dei vigili del fuoco, conoscendo la nostra famiglia come rappresentanza antincendio. Mio padre Ermete aveva dato vita alla CEA, Costruzione Estintori Antincendio, che oggi continuiamo a costruire a Imola, e subito finimmo ai bordi della pista per garantire un adeguato servizio preventivo. Ci vuole tanta passione, attenzione, ma anche adeguata formazione per sapere bene come comportarsi in caso di emergenza. – prosegue la simpatica Rossella Amadesi, portatrice, con tutta la sua famiglia, della più sana passione emiliano-romagnola per le corse – Nonostante la moderna F1 sia più sicura, il rischio zero non esiste. In ogni caso, le nuove tecnologie hanno portato dei pericoli nuovi che prima non conoscevamo. Facciamo ricerca e sviluppo, cerchiamo sempre estinguenti nuovi e certamente ci siamo molto evoluti in quest 50 anni di attività. Vogliamo rimanere al passo con l’evoluzione delle corse”.

Tutto quindi partì sulle rive del Santerno, ma poi CEA è diventata insostituibile anche in altri autodromi in Italia e all’estero da Monza al Mugello, da Fiorano a Varano, da Franciacorta a Vallelunga; e all’estero in Francia, Portogallo, Spagna, Ungheria, fino al Gran Premio d’India, durato un paio di stagioni. L’azienda emiliana è diventata qualificata consulente per la sicurezza antincendio non solo negli autodromi. Sicuramente una delle tante eccellenze italiane, con un know-how certificato. CEA ha sempre marciato un passo avanti nel complesso panorama dei servizi antincendio e nei dispositivi di protezione individuale.

Il marchio CEA Estintori della famiglia Amadesi festeggia i suoi 50 anni con una pubblicazione speciale, in cui le splendide fotografie di Francesco Guidicini fanno da sfondo alle voci di chi ha costruito, vissuto e condiviso questa storia: compresi giornalisti, medici e piloti, come Claudio Costa, il fondatore della Clinica Mobile sui circuiti motoristici, Pier Luigi Martini, pilota di F1 e F3, e Max Angelelli, “Max the Axe”, quest’anno vincitore della 24 ore di Daytona.

Per festeggiare il cinquantennale, CEA Squadra Corse sceglie di associare tori e leoni e per farlo non può che rivolgersi ad Automobili Lamborghini, che per l’occasione ha preparato una Lamborghini Huracán Performante attrezzata antincendio e con livrea dedicata, che segue prove e gare per tutto il fine settimana del Gran Premio.

Come sempre CEA è anche sinonimo di genuina ospitalità: nella sua area hospitality nel villaggio dell’Autodromo passano a rifocillarsi giornalisti, fotografi e addetti ai lavori. Una sosta obbligata a suon di lasagne, tortellini e lambrusco che da la carica per poi tornare al lavoro. Non proprio pimpanti, ma contenti e soddisfatti.

Carlo Gaeta

 

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