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GiroRosa 2016, tanta Lombardia e un pizzico di Brianza

Studio Associato MSC - Treviso

GiroRosa 2016 Presentazione

Presentazione del GiroRosa 2016 nell’auditorium della Colnago a Cambiago

Presentato a Cambiago, nel “Tempio del Ciclismo”, nell’auditorium all’interno della famosa fabbrica di biciclette di Ernesto Colnago, il GiroRosa 2016. Il giro al femminile scatterà il 1° luglio da Gaiarine, piccolo centro della Marca Trevigiana, con un prologo serale.

  • Il 2 luglio, la prima tappa in linea da Gaiarine a San Fior, 104 km, caratterizzata dai finali con frequenti dislivelli, che ben rappresentano il circuito olimpico di Rio.
  • 3 luglio, la terza tappa si trasferisce  nel Friuli, è la “Giornata del ricordo” da Targento  a Montenars, 111 km, una frazione con le prime montagne per ricordare anche le località colpite 40 anni fa dal terremoto in Carnia.
  • La 4 tappa da Montagnana a Lendinara, 120 km, sembra creata per le sprinters.
  • Il 5 luglio il giro arriva in Lombardia con la frazione Costa Volpino – Lovere, 98,5 km, con le girine che correranno attorno ai laghi di Endine e d’Iseo.
  • Il 6 luglio c’è il tappone, da Grosio a Tirano, la Valtellina, con la scalata del Mortirolo, 77,5 km da vivere con gli occhi puntati sulla “Cima Coppi” che fa paura a tutti.
  • Il 7 luglio ci si sposta in Liguria con la Andora – Alassio, 118 km con arrivo al santuario Madonna della Guardia.
  • Il giorno, 8 luglio, successivo la cronometro di Varazze, 29 km.
  • Il 9 luglio si torna in Lombardia con la tappa di Legnano, 99 km sulle strade della mitica Bernocchi.
  • Gran finale il 10 con il circuito  di Verbania.

Sin qui il giro in numeri, 850 km,  10 tappe, con dislivelli di oltre sei mila metri. A partire da questa imponente presentazione, c’è tanta Lombardia in questo GiroRosa 2016, che in concomitanza con  il Tour de France, (Rai 3 seguirà in diretta le due corse), nella prima decade di luglio richiamerà sulle strade di mezza Italia migliaia di sportivi ad applaudire le migliori cicliste del mondo impegnate, oltre che a conquistare la fatidica maglia rosa, a trovare la forma fisica vincente in vista delle gare olimpiche in programma a Rio nelle prime settimane di agosto.

Colnago nel suo breve intervento ha ricordato che: “Mezzo secolo fa sono stato tra i primi a credere  nel ciclismo al femminile, con le ragazze sempre più capaci di imprese agonistiche, con quel tocco in più di femminilità prezioso per far esplodere l’interesse degli amanti delle due ruote. Oggi il GiroRosa è un evento prestigioso per la partecipazione delle più grandi campionesse mondiali del pedale, per l’entusiasmo che riesce a trasmettere lungo tutte le strade, per la grinta che mettono sui pedali queste campionesse”. 

Giro rosa 2

Il patron del GiroRosa Giuseppe Rivolta, brianzolo di Sovico, in una foto d’archivio mentre riceve uno dei tanti riconoscimenti per l’attività svolta

Un giro di marca Lombarda perché il patron, il direttore del giro che ha saputo rilanciare 15 anni fa questa corsa che sembrava sulla via dell’oblio, è uno di quei brianzoli di poche parole ma dai grandi successi. E’ quel Giuseppe Rivolta da Sovico, che con la sua società 4 R, con il fratello Giorgio, ha visto nelle gare delle donne, nel GiroRosa, un evento che avrebbe potuto ancor più riscaldare i cuori, la passione di migliaia di appassionati delle due ruote.

Giuseppe Rivolta, per tanti anni presidente del Velo Club Sovico, l’uomo  che ha saputo trasformare in una Ferrari, un GiroRosa che fa faticava ad imporsi, vuoi per la mancanza di sponsor, per il disinteresse generale. In questi anni difficili è riuscito a riportare questa corsa a livelli mondiali . Non è un caso che il GiroRosa  è fra le corse regine dell’Uci Women’s World Tour.

“Se siamo diventati grandi – ha sottolineato Rivolta – lo dobbiamo alla capacità organizzativa, ma anche agli sponsor, alla Regione Lombardia che per prima ha creduto nel nostro progetto sostenendoci economicamente ma non solo. Soprattutto alla presenza nella competizione di tutte le migliori campionesse delle due ruote. Un GiroRosa che è sempre più di un mondiale, non solo per l’impegno, per la voglia di vincere, ma perché è ormai fra le più imponenti vetrine per lanciare l’immagine delle protagoniste”.

Con un tocco polemico, Rivolta ha poi ricordato che: “Queste atlete che danno sempre l’anima per tenere alto l’interesse per questo sport, purtroppo debbono fare i conti con una impari competizione economica. I loro rimborsi  sono enormemente inferiori a quelli dei colleghi maschi”.  

Il saluto della Regione è stato portato dall’Assessore allo sport Antonio Rossi, campione di canoa ma grande appassionato delle due ruote, che ha auspicato per il ciclismo e per tutti gli sport, la parità di genere, sotto l’aspetto economico fra uomini e donne.

“E’ questo del 2016 un giro che guarda a Rio – ha incalzato il Presidente della FCI Renato Di Rocco –  e non è un caso che nelle ultime Olimpiadi, le medaglie siano state sempre ad appannaggio di campionesse che  hanno vinto in Italia”.

Concetti ripresi dal Ct delle “Azzurre” Dino Salvoldi che ha confermato: “Ho chiesto al patron Rivolta, e sono stato accontentato, di  inserire due tappe con frequenti dislivelli, un percorso simile a quello che le nostre ragazze dovranno affrontare nella corsa olimpica”. 

Padrini di questa kermesse sono stati il “diablo”, il varesino Claudio Chiappucci  e il bergamasco di Clusone Paolo Savoldelli. Fra le cicliste erano presenti Giorgia Bronzini, Elisa Longo Borghini, la tricolore Elena Cecchini. Confermata la presenza al via fra le altre di Elizabeth Armistead, e della vincitrice di ben tre giri Nicole Brandli.

Pierfranco Redaelli

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