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Ducati Monza presenta la nuova Multistrada 1200 Enduro

Studio Associato MSC - Treviso

Presentata in una serata speciale, organizzata da Ducati Monza, la nuova Multistrada 1200 Enduro, moto da 160 cv che richiama all’avventura, ai grandi spazi, ai raid. Gli onori di casa li ha fatti l’appassionato Umberto Villa, titolare della concessionaria di viale Sicilia, che ha garbatamente intrattenuto i numerosi amici intervenuti per scoprire il nuovo “mostro” della casa di Borgo Panigale, che festeggia quest’anno i 90 anni di vita con una serie di importanti manifestazioni e un occhio sempre ben puntato alle corse, in particolare alla MotoGp e al Mondiale Superbike.

Ducati Monza Umberto Villa

Umberto Villa, titolare della concessionaria Ducati Monza, con la nuova Multistrada 1200 Enduro

La Multistrada 1200 Enduro versione 2016 è dotata di un motore con avviamento elettrico Ducati Testastretta DVT con sistema Demodronic Variable, bicilindrico a L, 4 valvole per cilindro, Dual Spark, raffreddato a liquido, in grado di erogare ben 117,7 KW a 9500 giri/min e una coppia di 136 Nm, montato su un telaio a traliccio in tubi d’acciaio. Il cambio è a sei marce con frizione multidisco a comando idraulico, sistema di asservimento e antisaltellamento. Sospensione anteriore Forcella Sachs a steli rovesciati da 48 mm completamente regolabile, freno idraulico in estensione e compressione gestito elettronicamente con Ducati Skyhook Suspension (DSS). Sospensione posteriore progressiva con monoammortizzatore Öhlins TTX36 completamente regolabile. Forcellone monobraccio in alluminio; freno anteriore doppio a disco da 320 mm; freno posteriore a disco da 265 mm con ABS. Ruota anteriore da 19″ e posteriore da 17″, ruote a raggi ed escursione ruote a 200 mm. Con la sella siamo a 85 cm da terra. Il peso a secco è di 225 kg con un serbatoio da 30 litri per consumi dichiarati intorno ai 5,6 l/100 km per uno standard Euro 4. Dotazioni di serie importanti tra cui le sospensioni Sachs gestite elettronicamente DSS Ducati Skyhook, il proiettore full led, il Ducati Multimedia System e tante altre moderne “diavolerie” tecnologiche ed elettroniche in grado di garantire performance, comfort e soprattutto sicurezza. Insomma, c’è da divertirsi al manubrio, ma per farlo bisogna mettere a budget qualche soldino (servono almeno 21mila euro). Il tutto nel grande stile Ducati.Ducati Multistrada Enduro 1200

Un pò di storia Ducati

Quando si parla di Ducati vengono subito in mente moto leggendarie da strada e da corsa, che hanno adottato nel tempo la distribuzione desmodromica uscita dalla fulgida mente dell’ing. Fabio Taglioni nel 1958 quando scese in pista la Desmo 125 Grand Prix che mancò di poco l’obiettivo del Campionato Mondiale. Negli anni Settanta il sistema di distribuzione desmodromica venne applicato anche ai motori di serie monocilindrici e al nuovo 750 bicilindrico che, in versione da corsa, colse un inaspettato quanto lusinghiero successo alla 200 Miglia di Imola del 1972.

Al primo Dopoguerra, nel settembre 1946, possiamo ascrivere l’inizio della storia motociclistica di Ducati che alla Fiera di Milano presenta il mitico “Cucciolo”: il piccolo motore ausiliario per biciclette destinato a diventare il più famoso nel mondo. Venduto prima in scatola di montaggio da applicare alla bicicletta, ha ben presto un proprio telaio costruito dalla Caproni di Trento (marchio famoso in campo aeronautico) su brevetto di Capellino. In breve tempo il Cucciolo diventa una vera e propria motocicletta in miniatura. Nel 1952 nasce l’avveniristico scooter di 175 cc. Cruiser, con avviamento elettrico e trasmissione automatica.

La storia di azienda produttrice di apparecchiature elettriche, fondata nel 1926 da Antonio Cavalieri Ducati e dai suoi tre figli, a quel punto viene quasi dimenticata per affrancarsi definitivamente al mondo delle due ruote.  Nel 1953, Ducati presenta una 98 cc., economica e spartana, che verrà presto maggiorata a 125cc.

Il 1954 è l’anno in cui arriva in Ducati un personaggio destinato a diventare un mito: l’ingegner Fabio Taglioni, “Doctor T”. Insegnante alla “Tecniche” di Imola, Taglioni ha già realizzato motori dalle caratteristiche tecniche originali e dalle prestazioni sbalorditive. Il disegno Taglioni, ardito e anticonformista, ha il suo battesimo nelle corse. Fin dal debutto in Ducati, Taglioni vuole infatti dimostrare la qualità delle sue soluzioni partecipando alle gare di granfondo come la Milano-Taranto e il Giro d’Italia.

Alla fine del 1956 nella gamma Ducati figura una 175 a 4 tempi per i tipi Turismo, Special e Sport capaci di notevoli prestazioni (110-120-135 km/h). 1957 Nel 1957 al Salone di Milano figura insieme ai modelli citati anche un modello “America”. Nel corso del 1958 la Ducati produce anche l'”Elite” di 200 cc. Il 1958 è anche l’anno del trionfo del sistema desmodromico che l’ingegner Taglioni ha studiato dal 1955. Da questo progetto prende vita, nel 1960, il famoso bicilindrico di 250 cc., richiesto alla Ducati dal corridore inglese di fama mondiale Mike Hailwood, con il preciso intento di ottenere una macchina dalle prestazioni “superiori” capace di vincere sempre.

Nel frattempo si aggiunge alla serie prestigiosa dei monocilindrici commerciali anche un modello di 250 cc. nei tipi Diana, Monza Aurea e più tardi G.P., capace di velocità vicine ai 150 km/h, prestazioni davvero eccezionali per il tempo. Da questo modello discendono direttamente tutti i monocilindrici Ducati fino ai conosciutissimi “Scrambler” di 250, 350 e 450 cc. Nel 1964 con la Mach 250, in grado di superare il tetto dei 150 km/h, la Ducati conquista il cuore degli sportivi. Nel 1968 li strega con le fantastiche prestazioni (oltre 170 km/h) della 450 Mark 3D, la prima Ducati di serie dotata di distribuzione desmodromica.

Dopo il positivo riscontro ottenuto in America fin dai primi anni Sessanta con le Scrambler, dal 1972 Ducati propone la stessa formula anche sul mercato italiano, ottenendo un incredibile successo soprattutto con la 450 desmodromica. La fine degli anni Sessanta coincide con il boom delle maximoto ed è ancora una volta l’ingegner Taglioni a fornire alla Ducati l’arma vincente. Il 23 aprile 1972 la Ducati torna alle corse partecipando alla 200 Miglia di Imola con un’inedita 750 bicilindrica desmodromica affidata a Paul Smart e Bruno Spaggiari che concludono rispettivamente primo e secondo. Dalla 750 da competizione verrà tratta una eccezionale 750 sportiva, la Super Sport.

Nel 1978 Mike Hailwood, cresciuto con le monocilindriche Ducati, torna di nuovo in sella al Tourist Trophy e, strabiliando pubblico e appassionati, vince la Formula 1 TT sul mitico Mountain. La moto è una Super Sport portata a 900 cc. di cilindrata. In ricordo dell’eccezionale impresa la Ducati realizza, a tiratura limitata, la splendida 900 SS Mike Hailwood Replica.

Nel 1983 la Ducati è acquistata da Claudio e Gianfranco Castiglioni ed entra a far parte del Gruppo Cagiva. L’azienda passa, quindi, nelle mani di due grandi appassionati di moto e di corse che porteranno la marca ai fasti dell’era Superbike. L’avventura inizia nel 1988 con Marco Lucchinelli che porta al debutto la 851, realizzata dall’Ing. Massimo Bordi.

Marco Lucchinelli con la Ducati Superbike a fine Anni 80

Marco Lucchinelli con la Ducati Superbike a fine Anni 80

Dopo la 851, subito vincente, arrivano la 916 e infine la 996 (l’ultimo trionfo è del 1999 ad opera di Carl Fogarty), moto che hanno esaltato la fama dell’Industria bolognese. Con la gestione Castiglioni, la Ducati amplia i propri segmenti nel mercato motociclistico, introducendo nuovi modelli, allargando l’offerta nelle cilindrate più grandi e naturalmente riconfermando il suo impegno nel settore delle moto sportive. Nel Superbike sarà ben 16 volte vincitrice del titolo costruttori.

Nel 1993 nasce il Monster, ad opera dell’argentino Miguel Galluzzi. Davanti agli occhi degli appassionati compare una Ducati insolita. La moto è denudata e rivestita con il minimo necessario. Presto diventa un mito, interpretando in modo affascinante un nuovo concetto di motocicletta nel filone delle fun bike.

Il filone sportivo tradizionale della Supersport continua nel 1994 con la nascita della 916. E’ ancora rivoluzione del mercato, questa volta nelle sportive ad alte prestazioni. Nella 916 tecnologia e stile, prestazioni e bellezza raggiungono i massimi livelli. Ducati, ancora una volta, centra l’obiettivo coniugando funzionalità ed armonia delle forme, logica ed emozione. La 916 ottiene il titolo di “Moto dell’anno” dalle più prestigiose riviste di tutto il mondo. In questo periodo viene realizzato anche il Supermono, uno dei più elevati esempi di design motociclistico mai concepito.
Nonostante le innovazioni nei prodotti e i successi nelle corse, intorno al 1995 la Ducati entra in una profonda crisi finanziaria. I suoi fondi vengono prosciugati da iniziative sfortunate di altre compagnie facenti parte del Gruppo Castiglioni. Il controllo della Ducati passa nel luglio del ’98 al Texas Pacific Group, un fondo d’investimento americano, che porta la liquidità necessaria e un nuovo gruppo di manager internazionali. Al tempo stesso, il lancio della famiglia ST permette alla Ducati di entrare nel segmento Sport Touring del mercato.
Dal 1997 al 1999 il nuovo management, assieme al vecchio gruppo di ingegneri responsabili per lo sviluppo dei prodotti, realizza il turn-around dell’azienda ottenendo profitti e vendite record trimestre dopo trimestre. Il grande successo di questi anni si chiama Monster Dark, la moto in assoluto più venduta in Italia tra il 1998 e il 1999.

La Ducati inizia a trasformarsi da un’azienda puramente metalmeccanica in un’azienda di intrattenimento. Ora offre un’esperienza motociclistica completa, incentrata sull’eccellenza tecnologica delle sue moto, ma che si estende anche alle corse, alla tradizione, agli accessori e all’abbigliamento.

Il primo World Ducati Weekend sottolinea la rinnovata consapevolezza della Comunità Ducati, riunendo a Misano 10.000 Ducatisti provenienti da tutto il mondo. L’era del turn-around raggiunge il suo apice il 24 marzo del 1999 con l’entrata del titolo Ducati Motor Holding nelle Borse di New York e di Milano.

Nel 2000 la MH900e diventa la prima motocicletta a essere venduta esclusivamente su Internet. A poche settimane dall’alba del nuovo millennio, 2000 appassionati avevano già prenotato la nuova moto progettata da Pierre Terblanche in omaggio a Mike Hailwood. Basandosi sul successo della MH900e, la Ducati rafforza il suo impegno strategico su Internet fondando Ducati.com, una consociata indipendente, che porterà i successi della Ducati nel cyberspazio.

Nel 2006 il marchio Ducati ritorna in mani italiane con l’acquisto da parte di Investindustrial Holdings, la finanziaria di Andrea Bonomi, di una quota consistente del capitale sociale. Nel 2007 c’è stato un ritorno all’utile, chiudendo con un giro d’affari di quasi 398 milioni di euro, in aumento del 30,5% rispetto ai 305 milioni dell’anno precedente. Il 2007 è anche l’anno del successo nel motomondiale con l’australiano Casey Stoner alla guida della Desmosedici.

Alla fine del 2008, al termine delle varie operazioni finanziarie, comprendenti operazioni di fusione per incorporazione, il titolo Ducati è stato ritirato dalla Borsa.

Il 18 aprile 2012 viene annunciata l’acquisizione di Ducati Motor Holding SpA da parte della Lamborghini Automobili S.p.A.. Ad operazioni ultimate la Ducati entrerà quindi a far parte del gruppo Volkswagen AG. A seguito della stessa operazione, la casa di elaborazione AMG (del gruppo Mercedes Benz), con cui Ducati aveva sviluppato una collaborazione da cui erano nati un modello esclusivo, la Ducati Diavel AMG, e una serie di altri prodotti commerciali, scioglie formalmente l’alleanza così tutti i prodotti con il logo Ducati-AMG escono quindi di produzione.

Nel 2016 torna a Misano, dall’1 al 3 luglio, il WDW Word Ducati Week nel quale i 90 anni della Casa bolognese verranno festeggiati alla grande da migliaia di ducatisti provenienti da tutto il pianeta. Ducati Monza non mancherà di fare la sua parte, anzi l’ha già fatta presentando al Custom Rumble un’interpretazione particolare dello storico modello Scrambler, la DM102, acronimo di Ducati Monza, viale Sicilia 102, che ha già ottenuto lusinghieri consensi.

Carlo Gaeta

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