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Desio in festa ricordando Autobianchi

Studio Associato MSC - Treviso

Fantozzi con la sua mitica BianchinaCon il patrono della Città di Desio, domenica 4 ottobre, si festeggia anche il 60° anniversario dell’Autobianchi, nota Casa automobilistica ed il 30° del modello Y10, tanto venduto in Italia ed in Europa. Sarà festa grande per la mitica Bianchina del ragionier Fantozzi, per la Città che ha dato i natali alla Casa e per tutta la Brianza, che in questa fabbrica aveva trovato occupazione, motivi di gloria e riposto tanti sogni, purtroppo svaniti con la cessazione dell’attività.

Per l’occasione molte vetture del glorioso marchio brianzolo torneranno nel luogo di nascita per festeggiare la ricorrenza con i propri proprietari, gli ex lavoratori delle catene di montaggio e i dipendenti.

Autobianchi 1L’appuntamento è fissato presso il piazzale ex Autobianchi, dove, passando per l’interno del museo, si potranno effettuare le iscrizioni, con prenotazione obbligatoria,per partecipare alla sfilata.

La partenza del corteo, scortato dalla Polizia Locale, avverrà intorno alle ore 10. Le auto percorreranno le vie del centro cittadino ed arriveranno intorno alle 11 in piazza della Basilica per la benedizione di Monsignor Burlon. Il corteo proseguirà, poi, sino a raggiungere l’Eurotaverna, per il pranzo ed il dovuto brindisi. .

Per l’occasione è previsto sotto i portici di via Garibaldi anche un annullo filatelico di Poste Italiane, proprio per ricordare il 60° compleanno dell’indimenticabile  Autobianchi, con apposite cartoline storiche, preparate in collaborazione con il Circolo Filatelico Desiano.

Alle ore 15, infine, è in programma la ripartenza per piazza Conciliazione, dove le auto saliranno sulla rampa predisposta ed il sindaco Roberto Conti, unitamente al presidente del Registro Autobianchi Marco Lerda, consegnerà speciali riconoscimenti al vari possessori di Bianchina, Stellina, Primula, A111, A112, la A112 Abarth e Y10, arrivati sul posto.

Per informazioni per la partecipazione: www.autobianchi.org. .

Autobianchi Stabilimento DesioUn pò di storia, per non dimenticare 

Con l’abbattimento nel luglio del 2003 della caratteristica torre piezometrica alta 50 metri, simbolo della fabbrica all’ingresso di Desio, subito dopo il sottopassaggio della ferrovia, a poche centinaia di metri dalla Valassina, si è messa definitivamente fine ad una storia automobilistica che per decenni, a partire dal 1955, ha visto la Brianza protagonista, con una propria Casa costruttrice di buon livello, l’Autobianchi .

Ora della vasta area, smantellata, con lavori iniziati nel 2002, è rimasto nulla,  se non qualche pezzo di muro perimetrale e qualche capannone diroccato. Ma il ricordo è sempre vivo in Brianza e gli amanti delle quattro ruote hanno pensato bene, proprio quest’anno, di non far passare inosservata la ricorrenza del sessantesimo compleanno della gloriosa marca motoristica di casa nostra.    

La storia dell’Autobianchi comincia sessant’anni fa, nel 1955, grazie ad un’idea di Ferruccio Quintavalle, direttore generale della ‘F.I.V.  Edoardo Bianchi’, con produzione di biciclette di gran pregio, di creare una nuova Casa automobilistica, con il coinvolgimento della Fiat e della Pirelli, i massimi esponenti dell’imprenditoria  nazionale. La Bianchi aveva già avuto in passato un’esperienza analoga, avendo prodotto veicoli militari durante il periodo bellico, ma ne era uscita con le ossa rotte, specialmente dopo le vicende della Seconda Guerra Mondiale. 

Si parte, con atto notarile, l’11 gennaio e con un capitale societario di tre milioni di lire. Il nome del nuovo gruppo è Autobianchi, la fabbrica è quella d Desio, di proprietà della Bianchi, opportunamente ristrutturata e rimodernata, con una superficie di lavorazione di 140.000 metri quadrati ed una produzione giornaliera, grazie all’utilizzo di macchinari molto moderni per l’epoca, in particolare nel settore verniciatura, di 200 vetture al giorno, da abbinare all’autocarro Visconteo. La macchina di punta è la Bianchina, una piccola quattro ruote con gli organi meccanici della Cinquecento, ma dalla carrozzeria più slanciata ed elegante e con rifiniture di classe,  che resterà in produzione per ben dodici anni, dal 1957 al 1969, con 320.000 esemplari prodotti.  Nel 1960 la sede della società viene trasferita nel nuovo grattacielo Pirelli, da poco inaugurato a Milano e, otto anni dopo, l’Autobianchi, già rimasta orfana della Bianchi che aveva ceduto nel 1958 le sue quote agli altri due soci,  passa completamente nella mani della Fiat, che trasferisce a Desio parti di lavorazione della 126 e della Panda. L’area occupata dall’Autobianchi presenta ora due giganteschi capannoni, un maxi parcheggio per le vetture ultimate, una palazzina per gli uffici ed una decina di altri fabbricati di dimensioni più contenute.

Autobianchi Y10La produzione, sotto la direzione della Casa torinese, procede ininterrottamente sino al 1992, quando lo stabilimento di Desio viene definitivamente chiuso e la Y10, ultima vettura in allestimento,  viene assegnata all’impianto Alfa Romeo di Arese, che la tiene in vita, commerciandola all’estero con il marchio Lancia, sino al 1995, anno dello stop per questo fortunato modello, con più di un milione esemplari messi sul mercato in dieci anni.             

Ma ecco una rapida panoramica sulle macchine uscite dalla fabbrica brianzola. La prima fu la Bianchina, graziosa vetturetta, dalla carrozzeria quasi sempre bicolore, con predilezione per le tinte pastello,  presentata al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano  il 15 settembre 1957, due mesi dopo la Nuova 500.

Sulla foto di lancio in bianco e nero appaiono l’avvocato Gianni Agnelli posizionato al volante, con a fianco, seduti sulla pedana, gli illustri colleghi Pirelli, Valletta e Bianchi. Alla fine saranno ben 17 le versioni , con la Trasformabile e la Cabriolet  tra le più ambite, di questa simpatica utilitaria, da 479 a 499,5 cm3,  con motore bicilindrico raffreddato ad aria, dalla potenza da 15 a 21,5 CV, con cambio a quattro marce più la retro, freni a tamburo sulle quattro ruote e velocità dichiarata da 90 a 105 Km/h.

 A rendere ancor più popolare ed amata dal grande pubblico la Bianchina, ci pensò, quarant’anni fa, anche l’attore Paolo Villaggio, coinvolgendola  nei suoi film, con protagonista l’eterno sfigato ragionier Fantozzi e facendole fare sempre una brutta fine. Si calcola che, per le riprese di queste pellicole di successo, siano state distrutte più di una ventina di esemplari, schiacciati da lavatrici e cucine a gas buttate dalla finestra la sera di Capodanno, da pali stradali e da bulli di paese in vena di bravate.  

Sempre nel mondo del cinema, la Bianchina ha avuto anche altri momenti di gloria, con Alberto Sordi alla guida, nel film ‘Thrilling’, episodio ‘Autostrada del Sole’ e con Audrey Hepburn al volante a Parigi in ‘Come rubare un milione di dollari e vivere felici’ ed in ‘Pantera Rosa’.

Enzo Mauri

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