Made in Brianza

Colnago, quel Made in Brianza che piace

Brianza Acque

“Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha visitato gli stabilimenti della Colnago, storica azienda che produce biciclette da corsa su misura a Cambiago. Il premier ha incontrato i due titolari, Ernesto Colnago e la figlia Anna, accompagnato dal campione Giuseppe Saronni, e ha ricevuto in dono una bici sportiva da città con telaio in fibra di carbonio, di colore viola e con il giglio simbolo di Firenze, creata appositamente per lui”.

Ernesto Colnago firma una sua biciQuesta in sintesi la notizia rimbalzata ieri su tutti i media. Una news dentro la quale ci sta una storia di amore e di passione per le due ruote. La vicenda umana e imprenditoriale di un appassionato e visionario ciclista, uno stradista, diventato nel tempo grande costruttore di biciclette da corsa. Una storia di Made in Italy, ma soprattutto una storia di Made in Brianza. Perché Cambiago (Cambiach in brianzolo), era terra di Brianza, se vogliamo di confine, nella Martesana, oggi Comune “disperso” nella grande, vorace, Città Metropolitana, capace di allargare i suoi confini a dismisura, ma nel contempo disperdendo significative identità locali.

A Cambiago ha costruito la sua favola bella Ernesto Cambiago, classe 1932, del segno dell’Acquario, figlio di contadini; una storia fatta di sacrificio, lungimiranza, inventiva e imprenditorialità. Un giovane operaio saldatore capace di  crescere pian piano, di guardare lontano, dando vita prima ad una piccola officina di riparazione all’interno di un negozio di 25 mq al numero 10 di via Garibaldi e poi nei decenni ad una grande impresa, oggi in viale Brianza 9, sempre nella sua Cambiago.

Ne ha fatta di strada da quella bottega artigiana dentro la quale si viveva e si ragionava col cuore, soprattutto per trovare modi leciti per combattere la miseria, terribile lascito del dopoguerra. Un percorso compiuto senza mai dimenticare le sue umili origini, sempre con la maniche tirate su, sempre con il sudore sulla fronte. Tutti gli amanti del ciclismo negli anni ci hanno sbattuto il naso in quella bottega, via via diventata grande fino a diventare una delle maggiori aziende mondiali nella produzione di biciclette da corsa.

Dal 1952 a oggi il buon Ernesto ne ha fatta di strada, fino ai massimi riconoscimenti, non ultimo quello di ieri del premier Renzi, che, facendo visita all’azienda, ha detto di “sentirsi come un bambino“. E ci crediamo, davanti a tanta meraviglia tecnica e di design.

La storia di Colnago è piena dei valori tipici della grande imprenditorialità briantea. Nei primi anni della sua attività lavorativa il buon Ernesto, che lavorava già dall’età di 11 anni ed era diventato un buon saldatore, alternò il lavoro in bottega con quello di ciclista, partecipando a varie competizioni, fra cui il Giro d’Italia. Iniziò a correre in bicicletta nel ’46 e nella sua carriera vinse 13 corse. Nel ’55 fu Fiorenzo Magni, dopo essere stato nella sua bottega, ad invitarlo a partecipare al Giro d’Italia. Qualche tempo dopo un infortunio lo costrinse allo stop, trasformandolo in meccanico da corsa di altissimo livello (a lungo anche per la nazionale italiana) e quindi in produttore di quelle mitiche biciclette che portarono grandi campioni alla vittoria in corse a tappe, ai campionati del mondo e pure alle Olimpiadi come accadde a Roma nel 1960 con Luigi Arienti che vinse la medaglia d’oro nell’inseguimento a squadre in sella ad una Colnago. Se vogliamo però la prima bicicletta firmata dall’Ernesto risale al 1950, costruita per la Coppa Caldirola.

Nel 1957 portò alla vittoria del Giro d’Italia Gastone Nencini. In quell’anno inventò anche la piegatura dei foderi delle forcelle a freddo. Nel 1969 introdusse le congiunzioni in microfusione, molto più resistenti di quelle fino ad allora esistenti.

Per tutto questo, ci voleva un segno di riconoscimento distintivo che arrivò nel 1970: il mitico Asso di Fiori. Fiori nati in quella terra briantea di confine. Tanti sono i successi e i riconoscimenti nel corso degli anni. Con le biciclette Colnago hanno gareggiato tantissimi campioni, quali Eddy Merckx, Giuseppe Saronni e Paolo Bettini, che hanno regalato al costruttore numerosi successi in tutte le gare più prestigiose del calendario internazionale.

Ernesto Colnago con la bici del record dell'ora

Ernesto Colnago con la bici del record dell’ora di Eddy Merckx

Una delle tappe storiche della Colnago è indubbiamente quella del ’72 quando venne prodotta la bici per il record dell’ora affidata al “cannibale” belga Eddy Merckx, un autentico gioiello tecnico, frutto di un meticoloso lavoro di ricerca sui materiali, che grazie a tubazioni speciali e con all’uso di componenti estremamente alleggeriti, nonché grazie al lavoro di personale di Colnago nel limare tutte le saldature, arrivò a pesare solamente poco più di 5 chili e mezzo.

“A forza di limare e far buchi, la bicicletta sulla quale Eddy è salito per battere il record di 48,654 chilometri detenuto dal danese Ole Ritter, pesava esattamente 5 chili e 750 grammi. – ricorda nel libro a lui dedicato Ernesto Colnago – E questo è stato possibile grazie al lavoro di tutti, di aziende come la Campagnolo, che mi avevano assecondato in tutto e per tutto, senza mai esitare una volta. Avrebbero potuto darmi del pazzo, invece siamo stati una squadra. Una bicicletta che ha richiesto oltre 200 ore di lavoro e che all’epoca, lira più lira meno, sarebbe venuta a costare più di mezzo milione. Una bicicletta che sarebbe poi stata esposta in moltissimi musei del mondo, anche a New York, in quello d’arte moderna e che, ricordo, ritornò senza i pedali: li avevano rubati!”

Ernesto Colnago con Beppe Saronni

Ernesto Colnago con il Campione del Mondo Beppe Saronni

Nel 1974 il suo nome è associato per la prima volta ad una squadra professionistica ed in particolare a quello di Giuseppe Saronni, che con le bici prodotte a Cambiago otterrà i maggiori successi della carriera. Il successo continua ad arridergli.

Negli Anni Ottanta l’azienda è protagonista di un’escalation tecnica con progetti d’avanguardia, concept innovativi tanto che nel 1986 inizia una collaborazione con la Ferrari che nel 1989 permette di presentare la bicicletta Concept, tutta con tubi in fibra di carbonio, ruote composite a tre raggi e cambio inglobato nella corona. E’ già il futuro. La C35 resta ad oggi uno dei più grandi fiori all’occhiello di casa Colnago. Soluzioni tecniche avanzate vengono adottate e create appositamente per questo progetto.

Negli anni l’utilizzo dei materiali cambia radicalmente, spostandosi dall’acciaio all’alluminio, ma soprattutto alla fibra di carbonio.

Negli Anni Novanta la neonata Mapei di Giorgio Squinzi e la Colnago entrano in con­tatto, gra­zie alla deci­sione della diri­genza della squadra spag­nola Clas – spon­soriz­zata dalla Colnago – di ridurre il pro­prio coin­vol­gi­mento nel ciclismo. Squinzi si assi­cura i migliori atleti e lo spon­sor della Clas, dando vita a una delle col­lab­o­razioni più vin­centi dell’epoca moderna: Campionato Italiano, Freccia Vallone, Liegi-Bastogne-Liegi, Record dell’ora, Parigi-Roubaix.

Ernesto Colnago visita Renzi

Il Premier Matteo Renzi in visita alla Colnago

La Colnago mantiene sempre il suo ruolo di leader nel mercato di bici top di gamma, con la produzione nel 2003 della C50, celebrativa del cinquantenario dell’azienda.

“Il segreto di un successo è semplice: l’importante è non fermarsi mai” sottolinea Ernesto Colnago

Infatti la collaborazione con Ferrari continua, lo conferma il modello V1-r adottato dai team professionisti sponsorizzati Colnago, un altro successo italiano.

“Aspettiamo il 57° Mondiale, la 19a Olimpiade, la prossima sfida. Grazie!» ha scritto il premier sul libro d’oro dell’azienda. Successi che tutti gli sportivi attendono. E siamo sicuri arriveranno.

(a cura di Carlo Gaeta ed Enzo Mauri)

per il video dell’evento di ieri: https://www.facebook.com/Colnago/videos/10154822451624131/

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