C’era una volta nel cuore della fertile terra di Brianza una bella realtà produttiva motociclistica. Era ubicata a Barzago, piccolo centro posto lungo la direttrice Bergamo-Como, quasi equidistante da Lecco e da Monza, e dava lavoro a decine di appassionati dipendenti. Il piccolo comune era conosciuto soprattutto per questo autorevole marchio, frutto del lavoro di una vera grande famiglia. Stiamo parlando della mitica Fantic Motor, attiva nello stabilimento di via Parini dal 2 maggio 1968 e chiusa nel 1997.
A diciotto anni di distanza, gli ex dipendenti della casa motociclistica hanno dato vita a Barzago ad una tre giorni commemorativa, con un convegno, un raduno, una mostra fotografica e tanti piacevoli incontri ai quali non sono mancati i fondatori e anche chi ha proseguito l’attività produttiva in quel di Treviso.

Venerdì sera, 1° maggio, l’aula civica barzaghese, strapiena di gente, ha accolto i dirigenti e gli ex dipendenti della storica azienda. Il ricordo è andato subito al mitico modello “Caballero”, ambito da quasi tutti i ragazzi degli Anni 70/80. Un sentito riconoscimento è toccato agli intraprendenti fondatori dell’azienda: l’italo-olandese Henry Keppel e Mario Agrati. Nell’aula civica sono giunti anche Giulio Maffessoli, storico tecnico della “Fantic”, e Pierluigi Fumagalli.

Nella serata barzaghese non sono mancati i gustosi aneddoti che hanno ripercorso la storia della casa, a partire dal ricordo del 2 maggio 1968 quando, tra gli applausi, uscì dalla linea di montaggio la prima moto “Fantic”.
A ricordarlo è stato Henry Keppel che, insieme ad Agrati e Fumagalli, ha intrapreso una nuova sfida dopo l’esperienza alla Garelli: “Ho molta gratitudine nei confronti di gente che ha rischiato un posto di lavoro sicuro per correre questa bella avventura insieme a me.-ha detto -Questa ricorrenza nasce da un grande entusiasmo perché non abbiamo lavorato solo per le moto. Abbiamo creato clima giusto e l’impegno è stato reciproco nel prendere spunto dal mercato americano per poi inventare un mercato interno completamente nuovo”.

“Le idee scaturivano sia dalla direzione che dalla parte commerciale. – ha aggiunto Pierluigi Fumagalli – La filosofia di fondo era quella di mettere insieme due aspetti: da un lato dovevamo individuare il futuro delle 2 ruote rispetto alle attese dei giovani e dall’altro dovevamo cercare di raggiungere l’obiettivo della produzione di nuovi modelli in breve tempo. La parte tecnica vedeva in testa Maffessoli e Cazzaniga, un gruppo che lavorava sodo e bene”.

Giulio Agrati, responsabile di un nuovo reparto trial, ha ricordato: “Alla Fantic sono stato poco ma benissimo. Rimpiango molto quegli anni, era la mia vita. Ho conosciuto tanti piloti forti”. Non è mancato neanche il giusto ricordo dei tanti centauri che sono saliti in sella alla Fantic, tra questi Diego Bosis e Natale Noseda, entrambi ricordati in aula civica.
Tra gli aneddoti memorabili quello legato al nome dell’attore americano John Travolta, che con il film “Febbre del sabato sera” mandò in crisi il modello del giovane “jeans e caballero”. E ancora la prima catena di montaggio presa dalla Barilla, il telaio saldato solo da un robot, le tinteggiature meno inquinanti perché a polveri elettrostatiche e non a solventi, i colori rosso, blu e bianco e i tre titoli mondiali vinti nel trial. Ricordato pure il Club “Fantichino” con le gite, i tornei sportivi e le iniziative promosse in collaborazione tra lavoratori e imprenditori.
Infine, un doveroso intervento che ha proiettato nell’attualità purtroppo lontano dalla terra briantea. Mariano Roman, rappresentante della nuova gestione veneta, piacevolmente sorpreso per il calore ancora vivo per l’originario marchio brianzolo, ha detto: “Sono poche le aziende che hanno una storia così bella e affascinante –ha sottolineato – È nostra intenzione rilanciare un modello Vintage Fantic Motor che si ispira allo storico Caballero. Il nostro obiettivo è quello di sviluppare il concetto di sostenibilità “.
Al termine della serata gli organizzatori hanno scoperto un tabellone sul quale sono stati chiamati a firmare gli ex titolari, piloti, ex lavoratori e gli appassionati intervenuti.

Momento centrale della manifestazione è stato il primo motoraduno, domenica mattina insieme al “tour” per la Brianza con i mezzi d’epoca. Oltre una cinquantina i “Caballero” e le moto targate “Fantic”. Il via dal centro sportivo barzaghese verso l’oggionese per poi ritornare in via Leopardi. 
La manifestazione, visto il grande successo, potrebbe anche essere ripetuta con cadenza annuale. Intanto si pensa ad un museo della Fantic, operazione certamente più difficile e costosa, un sogno da non abbandonare.
Carlo Gaeta



