

Il brianzolo Giuseppe Rivolta, grande patron del Giro d’Italia femminile, riceve uno dei tanti meritati riconoscimenti
“Nel 2002 – dice Giuseppe Rivolta – l’allora presidente della Fci Giancarlo Cerutti mi chiama e mi dice: devi organizzare il Giro d’Italia donne. Una sfida non da poco, visto le scarse risorse, ma soprattutto il poco tempo che avevo a disposizione”.
L’uomo di Sovico si organizza, con la professionalità tutta brianzola, con l’entusiasmo che solo chi lavora per passione può dare, dapprima rilancia poi consacra questa corsa che è di proprietà della Federazione. Una fiducia che viene confermata anche dall’attuale presidente federale Renato Di Rocco. In questo ultimo decennio la corsa in “Rosa” ha rilanciato la totalità delle campionesse mondiali delle due ruote, regalando loro con la notorietà un palco prestigioso. E’ riuscito a smuovere una platea di tifosi che è pari a quella del più blasonato Giro d’Italia per professionisti. Lo si è visto anche in questa edizione 2015, che ha preso il via dalla Slovenia.
Il caldo torrido che ha frenato in parte i tempi delle cicliste, non ha al contrario tenuto lontane le folle dalle strade del giro. “Oggi il ciclismo femminile è una forte realtà anche in Italia. Dopo questa ennesima fatica – dice il patron del giro – confesso che organizzare questa corsa è importante per me; mi permette ogni giorno il confronto con atlete favolose, che pedalano con grande impegno, purtroppo mal ripagato sotto l’aspetto economico. Questa corsa rappresenta le mie ferie, le mie vacanze, la mia vita. Sono stanco ma felice. C’è un solo appunto: peccato che pochi sponsor credano in questo sport, ma ancor più è grave che a snobbarlo lo siano le grandi testate giornalistiche”.
Solo per la cronaca la maglia rosa quest’anno è stata a tutto vantaggio dell’olandese Anna Van Der Breggen. Prima delle italiane, Elisa Longo Borghini con oltre 8 minuti di distacco, ha concluso il Giro all’ottavo posto. Intanto già si pensa al 2016.
Piefranco Redaelli


