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Albertini e Casiraghi, brianzoli quasi sul tetto del mondo


La Brianza è una delle terre più virtuose di tutto il territorio italico, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto economico. Dal punto di vista sportivo, però, questa regione non delude, dato che è stata luogo di nascita di vari atleti di spessore. Per quanto riguarda il calcio, sono due i ragazzi nati in Brianza che hanno fatto molta strada a livello nazionale e internazionale. Parliamo di Demetrio Albertini e di Pierluigi Casiraghi, entrambi facenti parte della splendida spedizione degli azzurri ai mondiali di USA 1994, quando guidati da Arrigo Sacchi arrivarono fino alla finale, poi persa, in seguito a una drammatica e sfortunata sessione di tiri dagli undici metri contro il Brasile che sarebbe purtroppo rimasta nella storia del nostro calcio.

Albertini, una tecnica e una visione di gioco eccezionali

Quell’Italia arrivata fino al grande evento di Pasadena aveva solide basi come Pagliuca, Maldini, Baresi e Roberto Baggio, eppure il suo gioco era imperniato sulle geometrie di Demetrio Albertini, nato a Besana in Brianza nel 1991 e cresciuto fin dall’inizio di carriera del Milan, attualmente favorita alla vittoria del campionato italiano secondo le quote calcio di oggi che possiamo trovare sui siti specializzati. Soprannominato ‘metronomo’ per le sue abilità nel dettare i tempi del gioco, Albertini fu prima protagonista di un gran ciclo di vittorie in rossonero e poi della grande e splendida cavalcata degli azzurri al mondiale nordamericano. In quell’occasione vestì il numero 9, diversamente a quanto accadeva in rossonero, dove indossava il 4, ma il suo ruolo in mezzo al campo fu il solito, ossia quello di regista dedito a organizzare il gioco e a verticalizzare nel momento giusto. Impossibile, infatti, dimenticare l’assist al bacio con un tocco sotto per il secondo goal di Roberto Baggio nella semifinale con la Bulgaria, quando gli azzurri raggiunsero l’apice della forma, dopo una fase a girone che non aveva fatto ben sperare. In quella finale contro il Brasile, nella quale gli azzurri persero ai calci di rigore per un errore proprio di Baggio, Albertini diede il meglio di sé nonostante il terribile calore che asfissiava tutti i giocatori in campo.

Casiraghi, un ariete di sponda sempre pronto per la nazionale

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Dotato di una grande elevazione e di un fisico da centravanti vero, Pierluigi Casiraghi era una delle punte a disposizione di Arrigo Sacchi in quei mondiali. Nato a Monza nel 1969, l’allora attaccante della Lazio si giocava la maglia da centrattacco titolare con Daniele Massaro, il quale fu preferito dal CT per giocare la finale. Dopo aver disputato tre partite senza aver mai segnato, il monzese fu lasciato in panchina per tutta la finale, aumentando così il rammarico di non aver potuto far leva sulle sue abilità di colpitore di testa in una partita piuttosto bloccata. Il suo amore per la nazionale, tuttavia, non scemò e fu lui l’autore del goal che nel 1997 a Napoli permise agli azzurri di battere la Russia nello spareggio per i mondiali di Francia 1998, ai quali, però, non venne convocato da Cesare Maldini.

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