Il Resto del Carletto News

60 anni fa l’Autobianchi…ricordando la mitica Bianchina di Fantozzi

Studio Associato MSC - Treviso

Fantozzi con la sua mitica Bianchina

Il ragionier Ugo Fantozzi (Paolo Villaggio) con la sua Bianchina all’appuntamento con la signorina Silvani (Anna Mazzamauro)

Storia di una Brianza che non c’è più. Con l’abbattimento nel luglio del 2003 della caratteristica torre piezometrica alta 50 metri, simbolo della fabbrica all’ingresso di Desio, subito dopo il sottopassaggio della ferrovia, a poche centinaia di metri dalla Valassina, si è messa definitivamente fine ad una storia automobilistica che per decenni, a partire dal 1955, ha visto la Brianza protagonista anche nel campo della produzione di vetture con una azienda locale, l’Autobianchi .

Ora della vasta area smantellata non è rimasto nulla,  se non qualche pezzo di muro perimetrale e qualche capannone diroccato. Ma il ricordo è sempre vivo in Brianza e gli amanti delle quattro ruote hanno pensato bene, proprio quest’anno, di non far passare inosservata la ricorrenza del sessantesimo compleanno della gloriosa marca motoristica di casa nostra.     

La storia comincia esattamente sessant’anni fa, nel 1955, grazie ad un’idea di Ferruccio Quintavalle, direttore generale della ‘F.I.V.  Edoardo Bianchi’, con produzione di biciclette di gran pregio, di creare una nuova Casa automobilistica, con il coinvolgimento della Fiat e della Pirelli, i massimi esponenti dell’imprenditoria nazionale. La Bianchi aveva già avuto in passato un’esperienza analoga, avendo prodotto veicoli militari durante il periodo bellico, ma ne era uscita con le ossa rotte, specialmente dopo le vicende della Seconda Guerra Mondiale. 

AUTOBIANCHISi parte, con atto notarile, l’11 gennaio e con un capitale societario di tre milioni di lire. Il nome del nuovo gruppo è Autobianchi, la fabbrica è quella d Desio, di proprietà della Bianchi, opportunamente ristrutturata e rimodernata, con una superficie di lavorazione di 140.000 metri quadrati ed una produzione giornaliera, grazie all’utilizzo di macchinari molto moderni per l’epoca, in particolare nel settore verniciatura, di 200 vetture al giorno, da abbinare all’autocarro Visconteo. La macchina di punta è la mitica Bianchina, una piccola quattro ruote con gli organi meccanici della Cinquecento, ma dalla carrozzeria più slanciata ed elegante e con rifiniture di classe,  che resterà in produzione per ben dodici anni, dal 1957 al 1969, con 320.000 esemplari prodotti.  Nel 1960 la sede della società viene trasferita nel nuovo grattacielo Pirelli, da poco inaugurato a Milano e, otto anni dopo, l’Autobianchi, già rimasta orfana della Bianchi che aveva ceduto nel 1958 le sue quote agli altri due soci, passa completamente nella mani della Fiat, che trasferisce a Desio parti di lavorazione della 126 e della Panda. L’area occupata dall’Autobianchi presenta ora due giganteschi capannoni, un maxi parcheggio per le vetture ultimate, una palazzina per gli uffici ed una decina di altri fabbricati di dimensioni più contenute.

AUTOBIANCHI2La produzione, sotto la direzione della Casa torinese, procede ininterrottamente sino al 1992, quando lo stabilimento di Desio viene definitivamente chiuso e la Y10, ultima vettura in allestimento, viene assegnata all’impianto Alfa Romeo di Arese, che la tiene in vita, commerciandola all’estero con il marchio Lancia, sino al 1995, anno dello stop per questo fortunato modello, con più di un milione esemplari messi sul mercato in dieci anni.              

Ecco una rapida panoramica sulle macchine uscite dalla fabbrica brianzola. La prima fu la Bianchina, graziosa vetturetta, dalla carrozzeria quasi sempre bicolore, con predilezione per le tinte pastello, presentata al Museo della Sci
enza e della Tecnica di Milano  il 15 settembre 1957, due mesi dopo la Nuova 500.

AUTOBIANCHI4Sulla foto di lancio in bianco e nero appaiono l’avvocato Gianni Agnelli posizionato al volante, con a fianco, seduti sulla pedana, gli illustri colleghi Pirelli, Valletta e Bianchi (a lato). Alla fine saranno ben 17 le versioni , con la Trasformabile e la Cabriolet  tra le più ambite, di questa simpatica utilitaria, da 479 a 499,5 cm3,  con motore bicilindrico raffreddato ad aria, dalla potenza da 15 a 21,5 CV, con cambio a quattro marce più la retro, freni a tamburo sulle quattro ruote e velocità dichiarata da 90 a 105 Km/h. A rendere ancor più popolare ed amata dal grande pubblico la Bianchina, ci pensò, quarant’anni fa, anche l’attore Paolo Villaggio, coinvolgendola nei suoi film, con protagonista l’eterno sfigato ragionier Fantozzi e facendole fare sempre una brutta fine. Si calcola che, per le riprese di queste pellicole di successo, siano state distrutte più di una ventina di esemplari, schiacciati da lavatrici e cucine a gas buttate dalla finestra la sera di Capodanno, da pali stradali e da bulli di paese in vena di bravate.   

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Sempre nel mondo del cinema, la Bianchina ha avuto anche altri momenti di gloria, con Alberto Sordi alla guida, nel film ‘Thrilling’, episodio ‘Autostrada del Sole’ e con Audrey Hepburn al volante a Parigi in ‘Come rubare un milione di dollari e vivere felici’ ed in ‘Pantera Rosa’.

Dal 1963 al 1965 fu, invece, prodotta la Stellina, spider due posti  innovativa, costruita su meccanica della 600D, con l’utilizzo di materiale in fibra di vetro stratificato e curiosa forma da motoscafo, ma il prezzo eccessivo e la linea troppo avveniristica non le giovarono al successo, superando alla fine di solo due unità il tetto delle 500 vetture prodotte.

Autobianchi StellinaIndubbiamente più considerazione e vendite fecero registrare la Primula, in produzione dal 1964 al 1970, con 74.858 esemplari prodotti, la Giardiniera, dal 1966 al 1977, la A111, dal 1969 al 1972, con 56.894 auto uscite dallo stabilimento di Desio, la A112, dal 1969 al 1986 con la bellezza di 1.311.322 esemplari prodotti e la Y10, dal 1985 al 1995, con un numero di pezzi molto vicino a quelli della ‘compagna di casa’, per l’esattezza 1.133.774.

Tra la seconda metà degli anni Sessanta e la prima metà degli anni Ottanta, l’Autobianchi presentò alla stampa anche una serie di interessanti prototipi di vetture sportive di media cilindrata, come la ‘G 31’, una piccola ‘due + due’ allestita dalla OSI su modello Primula, la Coupé, una quattro porte disegnata dallo scultore Pio Manzù e messa in mostra presso lo stand del Centro Stile Fiat in occasione del Salone dell’Automobile di Torino del 1968, la Runabout, una concept car griffata Bertone nel 1969 e la A112 Giovani, un’esasperata versione della popolarissima utilitaria brianzola, firmata da Pininfarina nel 1973, ma, nonostante i clamori suscitati ed i favori della critica, nessuno  di questi entrò mai in produzione. 

Enzo Mauri

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