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Un timoniere per portare in salvo il povero Monza

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Nicola ColomboSono giorni amari per Nicola Colombo che rischia di vivere un incubo al suo primo anno come armatore e comandante del Monza 1912, finito nel bel mezzo di un mare in tempesta, con una ciurma di quelle che è meglio perdere che trovare, ormai in balia delle onde sollevate da risultati negativi con davanti il vortice del ciclone Eccellenza.

Nick Colombo si starà già pentendo di aver messo mano al portafogli l’estate scorsa per soddisfare la familiare passione per il pallone, inculcatagli dal padre Felice, ex presidente del Milan. A ragione veduta, forse avrebbe fatto meglio ad acquisire il titolo sportivo in serie C, anche se avrebbe dovuto rispettare contratti economicamente carucci.

Colombo in queste ore pare aver preso direttamente in mano il timone della sua barchetta, sbatacchiata a destra e a manca, complice un timoniere che esposto ai quattro venti ha perso letteralmente la bussola. Anzi, ad onor del vero, non l’ha mai trovata, anche perché le sue precedenti esperienze si erano già rivelate un naufragio.

Messo a riposo lo “schettinoso” (i nuovi aggettivi da proporre all’Accademia della Crusca vanno oggi di moda) Valter Salvioni, che aveva sostituito Alessio Del Piano un paio di mesi fa, senza mai trovar la rotta (a nostro dire non l’avrebbe trovata manco col GPS!) ecco venire a galla da questo oceano, che sta via via assumendo fosche tinte che virano al marrone, il nome illustre di Fulvio “Saio” Saini, il glorioso “Penna bianca”, indomito capitano biancorosso con sulle spalle 552 presenze a dettare i tempi del centrocampo di quel Monza che ancora ci piaceva.

Il Saio, concreto brianzolo di Biassono, è però uomo di terra e di mari in tempesta non ne vuole tanto sapere. Accetta di condurre l’allenamento dopo la “consensuale rinuncia” del presunto timoniere ma non intende prendere in mano il timone per portare in salvo quella che ormai si mostra agli occhi di tutti come una zattera, con uomini allo sbando e con un armatore in evidente stato di agitazione e confusione. 

Cosa accadrà adesso non ci è dato sapere. Si mormora di Paolo Monelli, da sempre legato ai colori biancorossi, in particolare dal 2000 in poi al settore giovanile, attuale allenatore degli Allievi regionali, con un passato di tutto rispetto nel ruolo d’attaccante. Sarà lui il nuovo timoniere in mezzo all’uragano? Che dire? Speriamo sia quello giusto, anche se il problema evidentemente sta nella scelta della ciurma con la responsabilità chiara di chi l’ha imbarcata a suo tempo non rendendosi conto che questi non saprebbero uscire vivi manco da una piscina dove i flutti sono provocati da un depuratore d’acqua.

Quindi, con l’occhio di chi osserva dall’esterno un possibile triste naufragio, il primo ad essere allontanato totalmente dovrebbe essere proprio il nostromo Antonelli Agomeri, per evitare che imbarchi qualche altro marinaio di facili promesse ma buono alla fine solo per stazionare in qualche locanda in un porto sperduto. Stia ben lontano pure dalla banchina del Monzello, dove pare sia stato momentaneamente relegato per un lavoro più tecnico (ricucire le vele strappate dal vento?).

In questo frettoloso recupero di bandiere biancorosse da issare sui pennoni della sbattacchiata navetta, ecco spuntare anche il nome di Vincenzo Iacopino, ex capitano, che ha rischiato di annegare nelle scommesse, ma che alla fine ne è uscito pulito e asciutto: prende il posto di Matteo Fraschini, che tanti danni poi non ci risulta abbia fatto nel suo ruolo di team manager, addetto per lo più ad indicare i nomi dei marinai che via via cadevano in quel mare marrone.

Uscito di scena Carmine Castella, comandante in seconda (e forse pure in terza) e consigliori dell’armatore, si paventa l’arrivo nel prossimo CdA di Roberto Mazzo, presidente della Juvenilia 1965, da sempre società vicina al Monza e coinvolta direttamente nella Monza Academy School volta a risollevare le sorti del settore giovanile. Ricordare che il grande Lele Massaro è partito proprio dalla Juvenilia può essere in lontananza come il miraggio della luce di un faro, ma davanti gli scogli sono ben peggiori di quelli dell’Isola del Giglio.

Onestamente, non vorremmo mai essere nei panni del comandante Colombo, al quale consigliamo di estrarre il gatto a nove code, insieme ai necessari zebedei, per infliggere una bella punizione a questa ciurma di marinai farlocchi che stanno portando alla deriva la nave biancorossa, messa in piedi forse con avventatezza ma pur sempre con passione, fiducia e voglia di fare in una Monza che, diciamola tutta, fa alla svelta a dare per dispersa la nave, senza mai aver mosso un radar per avvistarla e portarla in salvo. Ne oggi, ne l’estate scorsa e ne prima ancora. Tant’è che fino all’altro ieri il miglior armatore trovato arrivava dal Brasile, via Inghilterra, su una Ferrari pagata con i denari di chi aveva truffato.

Ecco perché al buon Nicola Colombo, onesto armatore e ormai comandante solo al timone, auguriamo di portare in salvo la sua povera nave per poi farla ripartire con un nuovo equipaggio.   

Carlo Gaeta

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